Aste e trofei sportivi: strana relazione!

Ma la cosa non stupisce come stupiva una volta. L’ultima notizia è proprio degli ultimi giorni e arriva dal mondo dell’Atletica leggera. Appassionati e non, collezionisti e non, fatevi avanti perché dal 20 novembre sarà possibile acquistare online una delle quattro medaglie d’oro, e non si sa quale, che Jesse Owens detto semplicemente “Jesse” conquistò all‘Olimpiade di Berlino 1936. Fu proprio in quell’Olimpiade che l’atleta statunitense venne nominato la “guess star” dei Giochi Olimpici per avere vinto i quattro ori. I 100 metri, il salto in lungo, i 200 metri e, per finire in bellezza, la staffetta 4×100 metri sono le quattro gare record che non sono mai state superate, ma solo eguagliate da Carl Lewis, sempre statunitense. Quell’Olimpiade non viene ricordata solo per queste medaglie ma, anche, per la presenza nelle tribune di Adolf Hitler e lo stesso atleta Jesse ha scritto, nella sua autobiografia, che “Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un’ostilità che non ci fu affatto”, mettendo a tacere le polemiche razziste che si era scatenate sui media del tempo. Un afro – americano, a quel tempo, non aveva certo la strada spianata e facile, ma bensì davanti a sé una strada piena di curve su cui sbandare. E allora, ecco che sarebbe davvero un affare accaparrasi una delle sue medaglie d’oro. Il sito dove tutto inizierà è quello della casa d’aste di Laguna Niguel, in California con cifra di partenza di un milione di dollari. La medaglia che va all’asta è quella che è stata donata da Owens all’amico ballerino Bill Robinson per ringraziarlo dell’aiuto a trovare lavoro dopo i Giochi di Berlino. A oggi, gli eredi di Robinson hanno fatto questa scelta per pagare il college ai loro figli e destinare una parte del ricavato in beneficenza, così dicono. {ads1}
Quello che di certo c’è è che questa non è la prima ne sarà ultima asta sportiva di trofei e medaglie con le quali ci troveremo a che fare. La lista di chi ha fatto lo stesso, per motivi sempre diversi, è lunga. Fabrizio Miccoli, per un costo di 25.000 euro, si è aggiudicato l’orecchino di Maradona, il famoso gioiello con diamante, nascondendosi dietro il viso di una signora e rivelando l’acquisto solo successivamente. Il tennista Andre Agassi, la cui autobiografia “Open” negli ultimi tempi è stato uno dei libri più venduti, si è portato a casa non uno ma ben cinque trofei di Bjorg Borg conquistati a Wimbledon. E ancora, Tommie Smith, oro dei 200 a Messico ’68 mise all’asta il suo trofeo per beneficenza e Anthony Ervin, oro dei 50 stile libero a Sydney 200, nel 2004 raccolse 17.101 dollari da destinare alle vittime dello tsunami. C’è chi è passato dalla galera, come l’ex campione di football O.J. Simpson per essersi ripreso con la forza un suo trofeo esposto in una vetrina di Las Vegas e c’è chi ha avuto a che fare con una famiglia “dispettosa” come Andre Kjetil Aamodt che un giorno, tornato a casa, si è accorto che le sue medaglie olimpiche e quelle dei mondiali erano sparite perché papà le aveva vendute.

Quello che gli appassionati e i giovani d’oggi si chiedono è: si può davvero arrivare a fare tanto pur di “guadagnare” qualcosa? Ed è giusto usare le vittorie altrui per farlo? In un mondo dove oggi non ci si stupisce più di niente, tante volte si rimane ancora a bocca aperta quando si leggono notizie del genere. Dall’altra parte c’è chi dice “se i bisogni chiamano, allora forse è giusto sacrificare un trofeo, da qualche parte bisogna pur iniziare”. E chi ci pensa a chi, invece, ha sacrificato una vita intera per ottenere un risultato? Fin quando le medaglie e le vittorie sono le propria niente da dire, ma quando non è così forse sarebbe meglio soffermarsi almeno un secondo e chiedersi: che cosa direbbe lui a riguardo? A voi la risposta…

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Flavia Capoano

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