Argentina sconfitta, il cuore Puma si ferma qui

Twickenham, dopo ottanta strenui e intensi minuti, elegge i suoi favoriti: i Wallabies. Dopo 12 anni l’Australia riconquista la finale mondiale. Argentina sconfitta per 29 a 15. Il cuore Puma si ferma di fronte ai giganti giallo-verdi. Il mondiale è affare esclusivamente oceanico.

È una partita, quella che va in scena dal tempio del rugby, molto fisica e giocata su ritmi alti. Gli argentini cominciano a sentire la sorte avversa quando perdono nel giro di pochi minuti due pedine fondamentali della loro squadra: il capitano Creevy e Hernandez (e sono 3 se si conta Imhoff). A queste defezioni si sommano molti errori tecnici dovuti alla troppa frenesia di voler stare al passo degli australiani. Intanto questi ultimi, ordinati e aggressivi, giocando quasi sempre nella metà campo avversaria, in 30 minuti mettono a segno 3 mete che sembrano schiacciare definitivamente i biancocelesti.

Ma quando tutta l’ira di Twickenham sembra volersi abbattere sugli impotenti e sfiancati Pumas, dagli spalti si leva poeticamente violento un grido unanime – PUMA! PUMA! PUMA! –. Gli argentini, così, con le maglie imbrattate di sangue per i ripetuti scontri di gioco, trovano lo spirito e la forza per tornare sotto e far tremare i giganti dell’Oceania. Ed è nella mischia chiusa che questa forza si sprigiona e al 54’ il tabellone lampeggia speranza: Australia 22 Argentina 15. Solo una meta di distanza, solo una maledetta meta per guardare negli occhi i giganti. Lo sforzo è immane e encomiabile, l’attacco ripetuto e costante ma il tempo passa e la linea australiana regge senza troppi cedimenti. La stanchezza comincia a prevalere sulla testa e il cuore degli argentini e al 71’ arriva, come un fulmine a ciel sereno, la corsa inarrestabile di Mitchell: dall’out sinistro si spinge in avanti, evita due biancocelesti, corre verso il centro orizzontalmente, entra nella linea dei 22, evita altri due avversari e scarica su Cooper che, indisturbato, segna la sua terza meta del match. Qui Argentina sconfitta, su questo ennesimo tuffo di Cooper. Nonostante ciò gli sconfitti mai domi continuano ad attaccare per l’onore e la maglia, per segnare una meta che non arriverà mai perché la sorte oggi era vestita di giallo-verde.

A casa le due squadre che non sono riuscite a marcare neanche una meta in semifinale e che hanno segnato con il solito giocatore: Pollard per il Sudafrica e Sanchez per l’Argentina. La finale, invece, sarà derby continentale tra Australia e Nuova Zelanda. Chiunque vincerà si fregerà del terzo titolo mondiale. Per tutto questo appuntamento a Twickeham sabato prossimo.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).