Arbitro ci si nasce o ci si diventa? Quièn sabe?

Vai, sotto a chi tocca, via, prima giornata del girone di ritorno Campionato Little Italy, serie A Tim.
Atalanta-Inter, 1-1, un autogol per uno non fa male a nessuno. In campo si è visto chiaramente che con questo pareggio, l’ex capolista, la sfanga e porta a casa un punto prezioso. I bergamaschi in contropiede sono stati pericolosi e il migliore in campo è stato un sempre più super Samir Handanovic. Il 60% dei punti sin qui fatti dall’Internazionale è merito suo e della sua love-story con “Palla innamorata” e fin che dura…Mister Mancini però avverte: così non va!

Il Napoli non stecca la prima come aveva fatto all’andata e batte un ottimo Sassuolo, 3-1. “El Pipita” Gonzalo Higuain fa 20 su 20, il secondo gol della partita, lo ha voluto, lo ha cercato e infine lo ha trovato nei minuti finali. Il centro-attacco del Napoli è un fuoriclasse assoluto e gran parte del merito del suo stratosferico rendimento è di Mister Sarri. A parte qualche svarione difensivo di troppo, la compagine allenata da Mister Di Francesco ha sfiorato il pari in due occasioni, i partenopei mi sono piaciuti anche sul piano caratteriale e sospinti dal suo meraviglioso pubblico hanno messo in cascina altri tre punti.

La Gjuve non molla l’osso, le basta un tempo per sbarazzarsi dell’ Udinese decisamente molle, 4-0 e 10° vittoria consecutiva. In grande spolvero Paulo Dybala, doppietta, una su punizione e l’altra su rigore.

La Roma, il cambio dell’allenatore non giova ai giallorossi, la voglia c’è ma la musica non cambia, passa in vantaggio, poi oltre il pareggio non va. Brutta a sentirla alla radio, figuriamoci a vederla in tv o allo stadio. E lo scudetto sempre più lontano che neanche con il binocolo.
La Fiorentina si è smarrita, battuta dal Milan a S. Siro, non è riuscita a esprimersi al meglio, per non vanificare il buon lavoro di Mister Sousa, suvvia fratelli Della Valle, mano al portafogli. Classifica: Napoli 44, Gjuve 42, Inter 40, Fiorentina 38, Roma 35.

Ora sotto con il libro. La questione mi ha sempre incuriosito, molto, penso che ci vuole il pacco, eppure parecchio, per decidere di fare l’arbitro di calcio, soprattutto nel Pais Italikus. Ho persino chiesto qua e là in giro, le risposte non mi hanno mai convinto del tutto. Già faccio fatica assai a capire chi vuole giocare in porta o in difesa e mi domando: Perché uno decide di fare l’arbitro? Arbitro si nasce o ci si diventa? Quindi, in vista di “sviste arbitrali con relative di polemiche, ci saranno, eccome se ci saranno, ecco per voi lettori della rubrica di calcio e letteratura, “Che gusto c’è a fare l’arbitro. Il calcio senza il pallone tra i piedi”, di Nicola Rizzoli. Il fischietto in questione è un architetto bolognese, insieme al giornalista della Gazzetta dello Sport, Francesco Ceniti, ripercorre tutta la sua carriera. E’ stato nominato per quattro anni consecutivi miglior arbitro italiano e nel 2014, pure migliore del mondo, ha diretto 200 partite nella serie A e tre finali, Europa League (2010), Champions League2013 e quella degli ultimi mondiali brasiliani. Non male eh?

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Ruben Toms