Alta qualità per le finali di Wimbledon 2014

Un convincente e elegante prova di Roger Federer, giunto alla sua trentasesima partecipazione in una semifinale Slam, primo di sempre in questa classifica, concede al campione una nuova chance per diventare il primo giocatore a ottenere l’ottavo trofeo sull’erba di Londra. Un triplo 6-4 condanna Milos Raonic. Il nativo montegrino di nazionalità canadese è apparso meno lucido rispetto ai turni precedenti, ha perso il sorteggio e con un pessimo avvio al servizio ha regalato il break in apertura allo svizzero. Iniziare con la mente già concentrata all’inseguimento, ha condannato Raonic che è stato letteralmente travolto dal gioco elvetico, bravo Federer a rispondere d’incontro e a infierire sul debole rovescio del tennista più giovane. 17 ace canadesi, tanti ma non sufficienti per reggere la furia del re a cui anni fa quì è stato portato via lo scettro. Senza Nadal e con il titolo da giocare in una partita secca, sebbene sfavorito, per lo svizzero a 33 anni arriva la situazione ideale.{ads1}Tra Roger e la Coppa ci sarà lui, il numero due del ranking, eletto testa di serie dai gestori del torneo, finalista in 3 occasioni a Londra, già campione su questo campo centrale nell’anno 2011: Novak Djokovic. Il serbo, con fatica, molta fatica ha piegato la resistenza di Grigor Dimitrov. La semifinale è finita in quattro set ed è durata 3 ore e 2 minuti prima di chiudersi: 6-4, 3-6, 7-6, 7-6. Il bulgaro ha mostrato un tennis di alta qualità, con qualche scambio caratterizzato da ‘un non so che di ‘circense’ che lo rende unico. Djokocic se l’è cavata e uno dei fab four ha tenuto a bada uno dei nuovi fenomeni dell’Atp, ma nel futuro c’è sempre più aria di novità.

Se il fioretto di Federer ha avuto la meglio sulla sciabola di Raonic e se la sciabola di Djokovic si è riscattata sul fioretto della nuova leva Dimitrov, in finale il confronto sarà ancora fra un esponente a testa della categoria. Una certezza finora, è la sentenza del tabellone maschile che ha premiato i vecchi sui giovani e sarà per la trentacinquesima volta match fra i due veterani; 18 volte a trionfare è stato Federer e 16 Djokovic. Anche se favorito dai pronostici il tennista di Belgrado è giunto alla finale con meno agilità dello svizzero e poi, mille aspetti, anche la partita fra le panchine è esilarante. Un remake di un pò di anni fa Becker – Edberg, il bilancio è a favore dello svedese che ha battuto il tedesco due volte su tre su questa superfcie e sotto il grigio cielo londinese. Un team deve mantenere e l’altro recuperare…Scenario aperto a epilighi diversi, è comunque una sfida di alto livello collaudato.

Stesso schema per le donne. La finale sarà fioretto contro sciabola, ma in campo a differenza del tabellone maschile a giocarsela saranno due giovani. Una delle due poi è giovanissima ed è la speranza del tennis femminile, Eugenie Bouchard che si è liberata con un netto 7-6, 6-2 di una non troppo ordinata Simona Halep in semifinale. Parlare di fioretto ed estrema eleganza è certamente eccessivo per la canadese, ma se si considera il potenziale del margine di miglioramento per la dicianovenne tennista qualcosa del genere si può osare a blaterare, anche perchè se da fondo sa ‘ picchiar duro’, quando scende sa gestire con una mano leggera. Di leggero non ha niente l’avversaria che si ritroverà di fronte in finale: Petra Kvitova, ceca classe ’90, martella ogni colpo, è potente al servizio e grintosa se in giornata. Il suo problema è la testa. La ceca che quì aveva coronato il suo sogno battendo la Azarenka in finale e candidandosi a nuova leader del circuito si è persa per strada, anche per lei questa è l’occasione per riprendere la corretta direzione. Ha imboccato la via giusta a giudicare dall’ultima performance: semifinale portata a casa contro Lucie Safarova con punteggio 7-6, 6-1. Tie-break rischioso e poi nessun problema. In finale sarà diverso. Più esperienza della ceca contro l’ingenuità e la determinazione di una ragazza che sta giocando benissimo e che ha la sfrontatezza di dichiarare che sarà lei la nuova numero Uno. Vi ricordate chei fece esternazioni analoghe proprio un paio di anni prima di diventarlo? Fu Djokovic. Che sia un segno…

 

 

 

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Daniela Lazzari

Giornalista per sport’ nel senso letterale, ma anche metaforico del termine… Da diversi anni si aggira nei meandri della redazione per infastidire colleghi e mettere a disagio i lettori. Ci sta riuscendo alla grande. Questo la spinge a proseguire e a perseverare con devozione nel suo lavoro. Interessi? Tanti. Se fai molte cose, si sa, finisci per farne bene poche. Forse blaterare on line di sport e tutto il resto è una di quelle poche. Difetti? Troppi. Pregi? Non troppi. Diceva il buon vecchio Einstein : “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L'altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Il fatto che stiate ancora leggendo queste righe ha un ‘non so che’ di miracoloso…

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