Alla scoperta di Paulo Sosa

Sono bastate sette partite a Paulo Sosa per cancellare nella mente dei tifosi della Fiorentina il suo passato juventino e regalare loro il primato solitario in Serie A. Un ricordo lontano quello della vetta, datato febbraio 1999. Erano altri tempi, un altro calcio. La viola si era appena laureata campione d’inverno e iniziava a sognare lo scudetto, ma complici l’infortunio di Batistuta e un Carnevale di Rio un pò troppo lungo per Edmundo, vide sfumare il sogno tricolore per mano del Milan di Zaccheroni.

Ma a distanza di sedici anni Firenze torna a sognare. In un campionato senza padrone, con le “grandi” in difficoltà, la parola Scudetto in casa viola inizia prendere forma, grazie soprattutto a Paulo Sosa. Portoghese giramondo, così simile come immagine al suo connazionale Josè Mourinho quanto diverso nei modi e nel calcio proposto. L’ex centrocampista di Juventus e Borussia Dortmund ha preso molti interpreti della Fiorentina di Vincenzo Montella, ma le ha cambiato modulo, imponendo ritmi alti e maggiore concretezza sotto porta.

Paulo Sosa ha sviluppato un 3-4-2-1 molto dinamico, con la linea difensiva a tre punto fermo negli uomini e nella concezione di gioco, mentre sono il centrocampo e l’attacco il cuore del credo del portoghese. I due esterni, occupando tutta la fascia, aiutano alternativamente in fase offensiva ma scalano entrambi a terzini in fase di non possesso. La mediana a due invece è solida con compiti di rottura, a differenza dei due rifinitori che, oltre a creare gioco, sono di supporto alla punta centrale, sempre molto mobile e prima barriera nel contrastare l’attacco avversario. Un gioco che ha portato 6 vittorie in campionato, compreso lo spettacolare 1-4 rifilato all’Inter di Mancini e proposto un’idea di calcio, magari non innovativa ma capace di mettere in difficoltà ogni avversario incontrato fin’ora. Infatti anche nell’unica sconfitta rimediata con il Torino di Ventura, i ragazzi di Paulo Sosa hanno dominato in lungo e in largo, salvo avere un blackout di dieci minuti costati tre gol.

Il tutto ricorda molto, non tanto nel modulo quanto nel gioco e nei movimenti dei singoli, il 4-3-3 proposto con successo a Basilea l’anno scorso, che ha portato la vittoria del campionato e il raggiungimento degli ottavi in Champions League. Ovviamente il credo di Paulo Sosa non è solo numeri: è ritmo esasperato, pressing a tutto campo, copertura degli spazi e ripartenze fulminanti, con un occhio fisso alla solidità difensiva. Oltre a tutti i tatticismi sopracitati, pur essendo ormai riconosciuto come massimo esponente del turnover, anche per il portoghese gli interpreti sono importanti; infatti a Gonzalo Rodriguez, Borja Valero, Ilicic e Marcos Alonso difficilmente rinuncia.

L’ultimo scudetto viola è vecchio di quasi mezzo secolo e fare paragoni con la Fiorentina di Bruno Pesaola non avrebbe senso. Nel corso dei decenni ci sono state molte Fiorentine capaci di lottare per i vertici, quella di Antognoni, gli anni di Batistuta e anche il ciclo di Montella, ma per un motivo o per un altro mai veramente capaci di raggiungere l’obiettivo massimo. Non sappiamo se sarà Paulo Sosa l’uomo giusto per regalare il terzo scudetto ai viola, quello che appare chiaro è che la Fiorentina sarà protagonista fino all’ultimo, come spesso capita alle outsider di livello nelle stagioni di rinnovamento.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.