All Star Game: ecco i nostri voti alla manifestazione di New Orleans

ALL STAR GAME WEEKEND – L’All Star Game, come molti già sanno, è l’evento che caratterizza il giro di boa della stagione NBA. Quando arriva l’All Star Game, la stagione ha superato il 50% delle partite e si inizia la repentina discesa che porta fino ai Playoffs e alle finali. L’Evento in sé è nato per mettere insieme tutto il meglio in termini di talento e bravura relativamente al mondo NBA. Il venerdì abbiamo quindi assistito alla gara dei talenti al primo e secondo anno di NBA, il sabato alla gare di “bravura”, ovvero skill game, gara del tiro da tre punti e gara delle schiacciate e la domenica alla vera e propria partita delle stelle. Per raccontarvi il tutto abbiamo deciso di usare il metodo del pagellone, ecco dunque i voti finali, dal più alto al più basso.

VOTO 10: NEW ORLEANS – Ebbene sì, il voto più alto dell’All Star Game weekend va proprio a New Orlenas, inteso come città ospitante. Lo spettacolo, per quanto riguarda il “contorno”, è stato perfetto. Perfetti i collaudati tempi televisivi, perfetti gli stacchi musicali e di intrattenimento. Bella la presentazione delle due compagini Est e Ovest, con i giocatori titolari elevati da alcune piattaforme semoventi. Notevole anche il gesto dell’NBA di aver tolto l’evento a Charlotte, per via di una controversa legge approvata nel North Carolina contraria ai principi di tolleranza e inclusione che l’NBA sposa da sempre.

anthony-davis-1VOTO 9: I PELICANS – Oltre a esprimere l’MVP della gara dell’All Star Game, ovvero Anthony Davis, autore di 52 punti (nuovo record della manifestazione), New Orleans piazza anche il colpaccio per quanto riguarda le trade. I Pellicani hanno ottenuto DeMarcus Cousins da Sacramento in cambio di poco o nulla. Boogie è da sempre un giocatore controverso con un carattere impossibile e attitudini da gangster mancato, ma ad oggi è pur sempre il miglior centro della lega e, al fianco della miglior ala grande, va a creare il più forte reparto lunghi in circolazione. In un gioco sempre più spostato verso i piccoli, vedremo presto se questa scommessa pagherà i dividendi sperati.

VOTO 8: LO SKILL GAME – Inutile girarci attorno, lo skill game è stato forse l’evento più divertente del weekend per come è stato congeniato. Un percorso, stile minibasket, con ostacoli da superare, tiri da realizzare e un avversario da battere in velocità, impegnato nello stesso percorso sull’altro lato del campo. Il risultato è veloce, divertente da guardare e alla fine ha visto vincere un ragazzo di 221 cm in grado di palleggiare, passare e tirare da tre addirittura meglio del piccolo Thomas (175cm). Giù il cappello per l’NBA 2.0.

Giannis AntetokuompoVOTO 7: LA VOGLIA DI GIANNINO, RUSSELL E ISAIAH – In mezzo alla desolazione dell’All Star Game vero e proprio, ricco sì di talento ma povero di intensità e motivazioni, ci hanno pensato questi tre giocatori a mantenere vivo lo spettacolo. Westbrook ha provato a schiacciare ogni cosa gli capitasse tra le mani, arrivando a giocare un divertente uno contro uno a tutto campo con un altro agonista come Thomas. I due si sono sfidati a colpi di tiri da tre, in uno dei pochi momenti godibili di tutta la manifestazione. The “Greek freak” invece ha letteralmente rubato la scena a tutto l’Est. Palle rubate, schiacciate spettacolari, tap-in mostruosi. Il 34 dei Bucks si è confermato un’atleta incredibile, con una voglia degna di questo palcoscenico. Per noi, il vero MVP è stato lui.

Slam dunk contestVOTO 6: LO SLAM DUNK CONTEST – La gara delle schiacciate ha sempre il suo fascino. Nonostante non sia stata la più spettacolare degli ultimi anni, ci ha regalato ugualmente momenti di grande divertimento. Vedere Robinson III saltare su due persone messe una sopra l’altra, arrivando quasi a colpire il ferro con la testa, ci ha fatto saltare dal divano. Peccato per la bruttissima prestazione di Aaron Gordon.

VOTO 5: LA GARA DEL TIRO DA 3 – Altra gara di abilità e altro spettacolo godibile ma non entusiasmante. Il sistema è super rodato: 25 tiri da tre in un minuto con “money” ball che valgono doppio. Alla fine vince Eric Gordon, tornato a nuova vita dopo il passaggio ai Rockets. Peccato per l’eliminazione di Klay Thompson, vincitore dello scorso anno ed eliminato dalla finale per un punto, tradito dagli ultimi 3 tiri malignamente usciti in serie. Ci fosse stato lui, in finale contro Irving, in un gustoso antipasto delle prossime finals, il voto sarebbe stato ben più alto!

VOTO 4: CURRY E IL TIRO DA META’ CAMPO – Alla fine della gara del tiro da tre c’è stato un simpatico siparietto con Curry, invitato a mettere un canestro da metà campo per devolvere 500.000 dollari a una fondazione di beneficenza. Ebbene, al buon Steph, che di canestri così ne mette anche a occhi chiusi e bendato, non sono bastati 8 tentativi per centrare il canestro, nonostante all’inizio gliene fossero stati concessi solamente 3. Non una bella figura per il 2 volte MVP!

Aaron Gordon droneVOTO 3: AARON GORDON E IL DRONE – L’idea di usare un drone nella gara delle schiacciate era carina e innovativa. Carina la scenetta con il telecomando e la mascotte. Peccato che Aaron Gordon non sia riuscito a mettere una schiacciata nemmeno per sbaglio. Deconcentrato, stanco, l’uomo più atteso (dopo le incredibili evoluzioni dello scorso anno) ha deluso tutti. Bocciato.

 

VOTO 2: I SACRAMENTO KINGS – I veri sconfitti di questo All Star Game sono proprio i Kings. Ok, Cousins è una testa calda e non si è mai caricato sulle spalle la franchigia, ma è anche vero che la franchigia stessa non gli ha mai messo a disposizione un roster degno di questo nome. Hanno mandato via l’unico allenatore che in tanti anni fosse riuscito a “gestirlo”. Alla fine i Kings hanno scambiato il miglior centro NBA per un rookie 24enne e senza grandi margini di crescita, e una scelta futura tra la 3 e la 10. Sacramento, ma che combini?

Star lookVOTO 1: IL LOOK DELLE STAR NBA – Giacche argentate, completi rivedibili, collane e gioielli pacchiani. Shaq in camicia e cravatta rosa. Harden in giubbino metallizzato, collana d’oro massiccio e pantaloni strappati. Diciamo che il talento che questi giocatori hanno sul campo è inversamente proporzionale al loro gusto nel vestire. Il look delle star non ci ha affatto convinti. Galleria degli orrori.

 

VOTO 0 – L’INTESITÀ DELL’ALL STAR GAME – Non ci siamo proprio signori. Se la gara delle stelle si fa a malapena guardare per la caratura dei nomi in campo, per la giocata del Curry o del LeBron di turno, o per poter sbirciare cosa faranno Durant e Westbrook in campo dopo tutte le polemiche, la gara del venerdì tra rookie e sophomore non ha davvero motivo di esistere. Non vedo cosa possa obbligare una persona normodotata a seguire per un’ora circa una ventina di ragazzini, sconosciuti o poco più, che tirano come capita, non difendono e deridono il gioco più bello del mondo. Cancellare, subito.
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Mauro Zini

Coach di basket, aspirante giornalista sportivo, laureando in comunicazione pubblica e d'impresa, sarebbe fantastico saper fare almeno una di queste cose. Appassionato di libri, cinema e serie TV, praticamente un Nerd da quando non era di moda esserlo.