Ai turchi basta un tiro, Lazio ko

 Ritorno dei quarti di Europa League. Vincere, possibilmente con due o più gol di scarto. Alla luce dello 0-2 subito all’andata, la missione della Lazio si preannuncia proibitiva. E come se non bastasse sugli spalti non ci sarà pubblico, visto che la società biancoceleste deve scontare ancora un turno a porte chiuse per via dei cori razzisti (il lupo perde il pelo…) dei propri ultrà contro lo Stoccarda. Ma non ci sono attenuanti, la balordaggine arbitrale di Istanbul è acqua passata: bisogna sovvertire lo svantaggio, rovesciare i pronostici, sbaragliare un avversario che avrà tutto l’interesse ad arroccarsi in difesa e a far passare il tempo. In poche parole serve l’impresa.

Nel primo tempo vincono gli sbadigli. E non è certo colpa dell’Olimpico deserto. Squadre lunghe ed errori banali mostrano tutta la pochezza dell’Europa League in confronto ai ritmi forsennati della sorella maggiore del mercoledì. Comunque la Lazio attacca, fa la partita, prova a scardinare la retroguardia turca. Più col cuore che con dispositivi tattici: perché le assenze pesano, e perché i biancocelesti non sono quelli di qualche mese fa. Soprattutto manca peso in attacco, dove Kozak non fa la differenza. Così i pericoli vengono dai calci piazzati o dai tiri da fuori di Hernanes e Candreva (il migliore dei suoi). L’occasione migliore, l’unica degna di nota, capita sui piedi di Ederson, ma Demirel rimedia respingendo in corner.

Nella ripresa il Fenerbahce continua ad opporre resistenza passiva: con molto catenaccio e poco contropiede. Petkovic decide di spingere sull’acceleratore: dentro Klose, fuori Biava. E al 60’ la Lazio trova il meritato vantaggio, grazie ad una bella inzuccata di Lulic sull’ennesimo cross di Candreva. Il gol però è un’illusione, perché al 73’ Erkin sfrutta una delle poche ripartenze dei suoi (e il buco lasciato a sinistra dall’uscita di Biava) per trovare il beffardo 1-1. Il pareggio condanna di fatto i biancocelesti, che nei restanti 20’ riescono soltanto ad esaltare le doti del portiere turco. L’impresa non riesce, e l’eliminazione è davvero amara, perché in 180’ il Fenerbahce non ha mai dato l’impressione di essere superiore.

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Mauro Del Prete

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