A Wembley è trionfo Bayern

Uber alles, su tutti ci sono loro, i tedeschi. La Champions quest’anno è stata roba loro: l’hanno vissuta da protagonisti fin dalle prime battute, soprattutto grazie alla grande prestazione del Dortmund in quello che verrà ricordato come il girone d’acciaio che, oltre ai tedeschi, vedeva impegnati il Real Madrid, il Manchester City e l’Ajax. Si sono prese il palcoscenico durante la fase ad eliminazione diretta, mandando a casa compagini inglesi, ucraine, italiane e spagnole: memorabili le semifinali tra Bayern e Barcellona, e tra Borussia e Real Madrid, nelle quali il calcio tedesco ha dato prova della sua superiorità al cospetto delle “massime autorità” del calcio spagnolo. E così Bayern e Borussia sono arrivate fino all’ultima curva, regalandosi la possibilità di giocarsi la più prestigiosa delle finali in uno stadio che del calcio ne ha fatto e visto la storia, Wembley, nella patria di chi del calcio si crede unico profeta, l’Inghilterra.

E lo spettacolo che ne è venuto fuori è stato esaltante: una finale fantastica per le qualità tecniche ed agonistiche messe in campo da tutte e due le squadre, che si sono affrontate a viso aperto e senza esclusioni di colpi. Ad uscirne vittorioso, al termine di novanta minuti di vero calcio, è stato il Bayern Monaco, che supera 2-1 il Borussia grazie alle reti di Mandzukic e di Robben, intervallate dal gol del momentaneo pareggio di Gundogan su rigore. La gloria è tutta per il Bayern e anche, se non soprattutto, per il suo allenatore, Jupp Heynckes, che bissa il successo ottenuto alla guida del Real Madrid. Sì perché zio Jupp ha avuto il grande merito di trasformare un “branco” di prime donne in una squadra vera, nonostante il benservito già comunicato da mesi dalla dirigenza per fare posto sulla panchina dei bavaresi a Guardiola. Ma Heynckes non si è lasciato destabilizzare, anzi, forse ha lavorato con meno pressione addosso, consapevole che, al di là del risultato, quella panchina non sarebbe più stata sua nella prossima stagione.

Fatto sta che il tecnico del Bayern è forse riuscito a correggere l’unico difetto che aveva impedito negli anni precedenti alla squadra tedesca di vincere in Europa: memorabili le litigate tra Robben e Muller, o tra Robben e Ribery, o tra Muller e Gomez nelle scorse stagioni. Quest’anno è stata tutta un’altra storia, e vedere Robben e Ribery arretrare fino sulla linea dei difensori, o Muller andare a prendere palloni a centrocampo per dare una mano a salire ai suoi, può dare l’idea di quale incredibile lavoro abbia fatto zio Jupp, soprattutto a livello mentale. E per Guardiola non sarà poi così facile fare meglio del suo predecessore.

 

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Cristian Policella

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