40 anni di Totti: auguri Capitano

I 40 anni di Francesco Totti non sono cosa da poco. Su di lui è stato scritto, detto e cantato di tutto. I video dei suoi gol sono ovunque, soprattutto oggi, a testimoniare la sua grandezza calcistica. Ma oggi non si festeggiano solo i 40 anni di un grande calciatore. Questo è un giorno speciale per Roma, per la Roma, per i romanisti ma più in generale per tutto il mondo sportivo. Perché per chi ama lo sport non può che essere un giorno speciale. Totti non è solo una bandiera, un simbolo, il Capitano per eccellenza: è anche e fondamentalmente un enorme esempio del significato di essere uno sportivo. Raccontare da romanista cosa possa rappresentare per noi non è facile. Mettere nero su bianco l’affetto festa amara all' olimpico totti soloprofondo e sincero che noi tutti, indistintamente, proviamo per il nostro Capitano è un’impresa non da poco.

Sì perché in 25 stagioni di serie A, nonostante le critiche e i dubbi che gli sono stati rivolti anche dai romanisti stessi, lui ha sempre dimostrato sul campo di essere il più grande giocatore italiano di sempre. Nei primi anni alla Roma il suo fardello era pesante. Doveva in qualche modo sostituirsi o affiancarsi, nei cuori della curva sud, a personaggi come Giannini o Di Bartolomei, per dirne due. E ci riuscì. Aveva appena sedici anni. Quello fu forse il primo record infranto. Non era facile elevarsi a certi livelli. Non fu semplice nella Roma di metà anni novanta riuscire ad eguagliare e superare dei miti del genere. Tutti si innamorarono subito di quel ragazzino sfrontato, cresciuto nel cuore di Roma. Non solo perché 40 anni tottiera romano, romanista, cresciuto nella culla della sud: ci innamorammo perché toccava quella palla come nessuno aveva fatto o visto fare fino ad allora. Per chi aveva vissuto i fasti della Roma degli anni ottanta, Totti rappresentava la promessa di rivedere la città tappezzata di giallorosso. Per chi non aveva visto gli anni del secondo scudetto e della finale di Coppa Campioni, il nuovo numero 10 era un orgoglio e un motivo più che sufficiente per tifare la Roma. Oggi tanti ragazzi che lo vedono giocare non erano nemmeno nati quando lui esordiva in serie A e conquistava Roma e l’Italia. I nati a fine anni ‘90 e dopo il 2000 sono cresciuti con lui. Non hanno vissuto un’altra Roma, una Roma e un calcio senza Francesco Totti. La maglia con il numero 10 ce l’avevano fin dalla culla. Questo è il secondo grande record del Capitano: ha accompagnato almeno 3 generazioni di tifosi, incantandoli.

Della sua carriera è quasi inutile parlare. Basta aprire Wikipedia e andare alla voce “club”: Roma 1993 – in corso. Nessun’altra squadra. Nessun’altra maglia. Questo è il regalo che Francesco Totti ci ha fatto per 25 stagioni e per 40 anni di vita. Non ci ha mai voltato le spalle, anche quando avrebbe potuto. Non ha mai deluso chi si affidava a lui per poter gridare di gioia ogni Domenica. Le strade da poter scegliere erano tante: qualcuna l’avrebbe portato a guadagnare il triplo di quanto l’a.s. Roma gli abbia mai dato; altre lo avrebbero portato a riempire la sua bacheca di ogni trofeo immaginabile. Lui ha semplicemente scelto di rimanere a casa, insieme a noi. Questo è un regalo che difficilmente potremmo 40 anni tottiricambiare.

Questi 25 anni, però, li abbiamo passati insieme. Siamo cambiati e siamo cresciuti insieme. Lo abbiamo visto passare dall’essere un ragazzino con il colletto della divisa tirato su e la gomma da masticare in bocca, all’essere un uomo di 40 anni che per continuare a fare ciò che ama ci mette più grinta che quando ne aveva venti. E in 25 anni è cambiato tutto. Il campionato è cambiato, i tornei sono cambiati, la Roma è cambiata, noi tifosi siamo cambiati, addirittura il calcio stesso è cambiato. Totti è riuscito a cambiare pur rimanendo sempre Francesco Totti. In un calcio come quello di oggi, fatto sempre più di velocità e atletismo, è difficile giocare bene per chiunque, figuriamoci per un calciatore di 40 anni. E non è semplice nemmeno per Il Capitano abituarsi al nuovo calcio. Infatti ha deciso di non farlo. Sì perché la sua innata capacità gli consente di giocare a pallone anche da fermo. Non ha bisogno di correre dietro al pallone, rincorrere l’avversario, fare 20 movimenti per finalizzare un passaggio come tanti calciatori “fenomeni” sono costretti a fare oggi. Francesco, a 40 anni, non ne ha bisogno. Lui sa dove arriverà il pallone e si fa trovare lì, sa dove sono o saranno i suoi compagni e gli recapita il pallone esattamente nel punto giusto, al momento giusto. Totti non ha sfidato solo il tempo biologico riuscendo ad essere indispensabile per la sua squadra anche a 40 anni ma sfida il tempo da 25 anni giocando con lui e sconfiggendolo regolarmente. Non è un modo di dire quando scherzando qualcuno commenta i suoi passaggi dicendo che riesce a vedere le cose un minuto prima degli altri. È così. Non perché sia dotato di qualche potere temporale ma perché lui è il Calcio stesso. Ce l’ha nelle vene, negli occhi e nel cervello. Il gioco, i suoi schemi, i movimenti dei compagni e degli avversari, il terreno di gioco sono parte del suo DNA. Stupirsi per le giocate di Totti sarebbe come stupirsi quando Stephen Hawkings risolve un’equazione: non fa più nemmeno notizia!40 anni totti

Senza cadere nella retorica dei giocatori mercenari, va detta anche un’altra cosa. Oggi sono tanti i calciatori che per mezza stagione fatta bene vengono venduti a milioni e si credono (o gli viene fatto credere) di essere campioni. Uno come Totti a 40 anni continua ancora a dimostrare di meritarsi quella maglia, quel numero, quella fascia e quello stipendio. Discorsi come “guadagna milioni, vedi pure che non s’impegna!” con lui non valgono. A 20 anni faceva la bella vita, è vero. Era spesso sopra le righe, è vero. È stato uno dei giocatori più pagati (nella Roma), è vero: provate voi ad avere 20-22 anni ed essere considerati una sorta di semi-dio e non lasciarvi andare ogni tanto! Ma soprattutto provate voi, a 40 anni, a sostenere gli sforzi fisici di essere un calciatore professionista e quelli mentali di essere Francesco Totti. Quante volte avreste già pensato di ritirarvi e scappare via da tutto e tutti godendovi i milioni guadagnati? Eppure vuoi per testardaggine, vuoi per amore, lui è lì, pronto a dare il massimo, spesso fisicamente più preparato di tanti ragazzini. E di questo non possiamo che ringraziarti Capitano.

Per questi 40 anni il regalo più bello che possiamo farci, quindi, è quello di essere ancora noi. Noi malati, innamorati di questo sport e della nostra Roma e tu, che la rappresenti più di qualsiasi altro. Continueremo insieme. Festeggeremo insieme e piangeremo insieme. Insieme vedremo la Roma del futuro e, chi sa, magari qualcuno che potrà ereditare la tua maglia. Nel frattempo auguri per i tuoi 40 anni, Capitano e buon Natale a tutti gli altri.

Twitter: @g_gezzi

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Giulio Gezzi

Laureato in Storia e memoria delle culture europee presso l'Università di Macerata. Da sempre interessato alla politica e alla storia contemporanea almeno tanto quanto alle serie tv, al cinema e al calcio. La ricerca dell'autonomia è quello che mi ha guidato fin'ora.