Wolf Hall: Thomas Cromwell come non lo avete mai visto

Il Period Drama non potrebbe essere rappresentato meglio al RomaFictionFest dalla miniserie britannica Wolf Hall del regista Peter Kosminsky, tratta dal romanzo di Hilary Mantel. Siamo in Inghilterra nell’anno 1529 ed Enrico VIII, in seguito al rifiuto del Papa di annullare le sue prime nozze con Caterina d’Aragona così da poter sposare Anna Bolena, si autoproclama capo della Chiesa, nonostante le reticenze del lord cancelliere cardinale Wosley, il quale, a causa di equilibri delicati e complessi, non riesce ad ottenere il sospirato annullamento che potrebbe garantire al suo sovrano la sicurezza di un erede. Wolsey, caduto dunque in disgrazia, viene ridotto in condizioni di povertà e ben presto muore. A questo punto il suo fidato consigliere, Thomas Cromwell, diventa il braccio destro del re e prepara una vendetta contro coloro che hanno fatto cadere il suo vecchio mentore, agendo d’astuzia per non soccombere agli intricati giochi di potere che lo circondano.

Wolf Hall non è la solita replica delle vicende più o meno storiche del tormentato amore, sincero o interessato che fosse, tra Enrico VIII ed Anna Bolena, ma piuttosto il ritratto fedele ed a tutto tondo di un uomo, Cromwell, un classico self-made man che riesce ad emergere dalle nebbie dell’anonimato, diventare il braccio destro del re e gestire abilmente le complesse trame politiche della corte inglese. Ma quello che più ci colpisce, oltre al carattere e all’intelligenza di questo straordinario personaggio, è quel viso di Mark Rylance (che peraltro nasce come attore teatrale shakespeariano), che spacca letteralmente lo schermo e che si presta spesso e volentieri al primo piano.

Nonostante Wolf Hall sia pensato come prodotto televisivo, è tuttavia palpabile lo stretto legame che ha con il mondo del teatro, sia per la complessità della trama che per la lentezza dei dialoghi e lo scambio arguto di battute, cosa che rende la visione ancora più stimolante. Apprezzabile l’uso della luce naturale per ricreare atmosfere dell’epoca: le ombre notturne e il nitore delle scene diurne ci riportano al Barry Lyndon di Kubrick. E il realismo torna prepotentemente anche nelle ambientazioni scelte e curate nei minimi particolari e negli splendidi costumi.

E se Mark Rylance ci conferma tutte le qualità dimostrate nel corso della sua carriera teatrale, il resto del cast non è certo da meno, dimostrandosi lontano anni luce dagli standard a cui la televisione ci ha abituati: Damian Lewis (Enrico VIII), Claire Foy (Anna Bolena), Joanne Whalley (Caterina d’Aragona), Mark Gattis (Stephen Gardiner), Jonathan Pryce (Cardinale Thomas Wolsey) e, direttamente da Game of Thrones, il giovane Thomas Brodie-Sangster.

Wolf Hall al RFFSenza ombra di dubbio, dunque, possiamo affermare che Wolf Hall, oscillando tra nuda e cruda politica ed elegante storica genuinità, è un prodotto di grande qualità, probabilmente uno dei progetti più riusciti dell’anno, e ci auguriamo che presto possa approdare anche sulle reti italiane in modo da permettere all’eccellente Mark Rylance di farci da guida negli oscuri palazzi inglesi del potere.

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Claudia Pellegrini

Nasce a Sora nel lontano 1978. Cresce divorando libri di ogni genere e consumando penne su fogli di quaderno. Tra una storia e l’altra si diploma al Liceo Classico, e sceglie di lasciarsi alle spalle la Ciociaria ed i gatti per tentare la fortuna a Roma dove, nel corso degli anni, consegue prima una Laurea Magistrale in Lettere Moderne, e poi, più per noia ed abitudine che per amore dello studio, ritorna nei corridoi della Sapienza per conseguirne un’altra in Editoria e Scrittura. Lettrice seriale e maniacale (toglietele tutto ma non i suoi libri), “gattara” e pizzaiola, divoratrice di film horror e serie tv, nonostante sia ormai un reperto archeologico ancora non ha trovato la sua strada nel mondo. Forse è nascosta tra le pagine di un libro magari scritto proprio da lei.