Mondiali 2014: Leonida mettete a sede

La testa di serie Colombia ha confermato quanto di buono fatto nelle qualificazioni e si presenta al cospetto dell’Uruguay a punteggio pieno e con i favori del pronostico grazie ad un gioco divertente, frizzante e veloce. Ma non sarà una passeggiata. Come sappiamo a nostre spese la Celeste è “n dito ar culo” come insegnano a Coverciano: squadra tignosa che non molla mai e, questa caratteristica, si incastra a meraviglia con l’ unico neo dei “cafeteros”. Si perché nonostante Pekerman schieri una difesa composta da  Zapata e Yepes centrali e Zuniga e Armero sulle fasce, ‘na cosa ‘mproponibile pure per una squadra di serie A, il grande difetto della Colombia è il “sentissela calla”. Non appena parte il balletto del vantaggio comincia ad ammirarsi allo specchio cercando la giocata da applauso. Questo con i mordaci uruguagi non te lo puoi permettere. Un pizzico di cattiveria in più sottoporta e i cafeteros possono andare lontano.

Saranno arrivati secondi, sarà pure che la Colombia li ha brutalizzati con un secco quanto immeritato 3-0 ma i veri eroi del gruppo sono i greci. Avevamo parlato degli ellenici come della possibile buccia di banana su cui scivolare…c’ abbiamo preso in pieno (la modestia è uno dei pochi vizi che non coltiviamo). Zaccheroni non è riuscito a scalfirli nonostante il vantaggio di un uomo in più per un’ora abbondante. Lamouchi è riuscito a fare di peggio vedendosi soffiare la qualificazione all’ultimo respiro dopo 90 minuti in cui la Costa d’ Avorio avrebbe comunque meritato di perdere ai punti anche se la bilancia del tasso tecnico pendeva clamorosamente in favore degli africani.

Per spiegarsi il miracolo di Fernando Santos basta la sintesi dell’ ultima partita: obbligati a vincere per passare, fuori prima dell’ intervallo Kone e il portiere Karnezis per infortunio, traverse colpite sullo 0-0 e sull’ 1-0, ripresi a 17 minuti dalla fine…niente all’ ultimo si sono presi i tre punti e la qualificazione. Insomma roba che Leonida je fa pippa. Le armi greche? Facili facili, le stesse che consentirono il miracolo di Lisbona del 2004:  difesa arcigna ma ordinata, ripartenze organizzate e velenosissime, modulo duttile, gruppo coeso ed una tenacia  impressionate doti che, guardando nel nostro spelacchiato orticello, la sgangherata comitiva azzura se sogna ma che un tempo erano le caratteristiche fondamentali della Nazionale italiana. Ed ora la Costarica per Karagounis e compagni, un quarto di finale a Brasile 2014 potrebbe essere paragonabile al trionfo lusitano e, tracimando in altri campi, in un momento così buio per la Grecia anche il dare una irrisoria gioia come questa al proprio paese fa di questa squadra qualcosa di emozionante.

 Poi ci sono le trombate del gruppo. Male male male il Giappone. Zaccheroni ha toppato tutto, forse per questo viene inserito tra i papabili  per il dopo Prandelli. Il gioco dei nipponici è rimasto apprezzabile, le buone cose in fase di manovra che hanno permesso la conquista del titolo asiatico e una discreta figura in Confederation Cup sono state confermate ma i passi indietro nella gestione della gara e nella tenuta mentale sono stati deleteri ed hanno fatto si che il Giappone rientri nel novero delle grandi delusioni del Mondiale, una elite al ribasso in cui entra a pieno titolo la Costa d’ Avorio.  La conferma dell’ oramai consueta mancata esplosione del calcio africano. La squadra di Lamouchi condensa in se stessa tutti i limiti del movimento calcistico del proprio continente. Troppo grandi le potenzialità tecniche di questa rosa per non rimanere esterefatti di come gli “elefanti” si siano fatti sfuggire la qualificazione. Una squadra esperta, con un bagaglio tecnico e fisico invidiabile che però nei momenti decisivi si squaglia, cincischia e regala agli avversari il bottino conquistato. Non può essere un caso se l’ ultimo trofeo conquistato risale al lontano 1992 ed una impolveratissima oramai Coppa d’ Africa.

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Francesco Lorito

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