L’Uruguay spedisce a casa l’Italietta di Prandelli

La gara che doveva essere come una finale per l’Italia si rivela di una noia frustrante, che ci si aspetterebbe in un campionato di terza categoria. Il primo tempo scivola via senza nemmeno un tiro in porta da entrambe le parti e con l’impressione che le energie siano già agli sgoccioli. La difesa a tre schierata da Prandelli riesce a respingere senza fatica le timide incursioni di Cavani e Suarez e allo stesso modo, sul versante opposto, Balotelli e Immobile fanno fare bella figura a Caceres e compagni. Il secondo tempo inizia con Parolo al posto di Balotelli, per chiarire che all’Italia va bene anche il pareggio. L’inerzia del match cambia dopo un’ora di gioco; Marchisio entra con la gamba tesa a un metro dall’arbitro che non può far a meno di applicare il regolamento; espulso. Con l’uomo in più l’Uruguay avanza il suo baricentro e potrebbe segnare con Suarez se non fosse per un miracolo di Buffon. A venti minuti dalla fine Prandelli butta dentro Cassano per la brutta copia dell’Immobile visto in campionato. L’Uruguay prova a spingere ma, senza idee, tutto si risolve con il cross in un’area italiana affollatissima che non crea pericoli. Tutto sembra scorrere tranquillamente quando, a ’10 dal termine, Godin di testa mette a segno il gol qualificazione su tiro d’angolo di Ramirez.

Il risveglio degli Azzurri è tardivo e confuso; qualche cross di De Sciglio, un paio di tentativi di Cassano di incunearsi ma nulla di più. Muslera non subisce neanche lo straccio di un tiro in porta e questo è lo specchio del mondiale dell’Italia. Finisce così, senza sparare nessun colpo, la scampagnata brasiliana di una squadra mai così molle, senza stimoli e dedita solo al possesso palla. Unico lampo nel buio è Marco Verratti, che ruba la scena anche a Pirlo il quale, purtroppo, anche oggi ha dimostrato tutti i suoi 35 anni. Il fallimento è enorme e non lascia scusanti. Che comincino a cadere le teste.

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Giuseppe Procida

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