Italia Lussemburgo 1 – 1: una vittoria annunciata

Non è pronto Prandelli, che le prova inutilmente tutte per essere, se non efficace, almeno simpatico: dal 4-1-4-1 alla pubblicità dei prodotti tipici nostrani. 
Non è pronta la RAI: regia lenta, imprecisa e un commento scialbo che annega in statistiche vuote, mentre Dossena si inerpica a spiegare ad un attonito Bizzotto che il 4-3-3 “non è un fatto di strategia ma di tattica” (chi non avrebbe pagato oro, in quel momento, per vedere l’espressione stampata sulla faccia di quest’ultimo?).
Non sono pronti gli Italiani, poco inclini a tifare poiché ancora invischiati nel malcontento generale per le scelte del Mister, che hanno fatto storcere il naso un po’ a tutti.
E speriamo non siano pronte nemmeno le maglie, perché è proprio difficile immaginare di entrare nella Storia con quei mezzi colletti sgualciti, stile “non più sullo stendino ma nemmeno ancora sotto il ferro da stiro”. Va bene che in Brasile ci si veste casual, ok che andiamo in giro con Cassano e Chiellini, ma quanti conoscono le vere ragioni della mancata convocazione di quell’elegantone di Toni? Non appare strano che, proprio durante la presentazione ufficiale della tenuta, Luca si sia improvvisamente ricordato della Comunione della nipotina a metà giugno e di avere, peraltro, già comprato il regalo?
Non abbiamo una guida, un’immagine convincente né un sentire comune.
 Dove rifugiarci, dunque, se non nella Rete che, per l’occasione, s’agghinda d’azzurro e diventa la versione estesa, rivista e corretta delle classiche chiacchiere da bar?
Fuori Destro e Rossi, dentro Insigne. Le scelte di Prandelli sono ormai nero su bianco. Tutti i giornali e giornaletti si sono lanciati in un originale sondaggio: “Siete d’accordo?” Si No Non so. Vota. Guarda i risultati.
E qui entriamo in gioco a pieno titolo noi. Noi popolo votante. Noi anima dei sondaggi. {ads1}
Una domanda su tutte, allora: cosa spinge un essere senziente (ben il 9%, osservando i risultati del quesito posto da uno dei maggiori quotidiani on line) a leggere un articolo, cliccare sul sondaggio, valutare la questione, decidere di esprimere la propria preferenza e quindi selezionare l’opzione “non so”? 
E’ onestà intellettuale, menefreghismo, ammissione d’ignoranza, è “sono pienamente d’accordo a metà col Mister”? Cos’è?
C’è un analista in sala?

Quel 66% di “non sono d’accordo”, invece, appare limpidissimo: parla di tifo. Parla di Cuore, Colori, Passione. Parla di chi ha seguito la propria Squadra e i propri Campioni tutto l’anno con l’amore infinito che abbiamo verso chi ci rappresenta, lotta per noi, cresce, si mette alla prova, la butta dentro e ci permette di andare in giro a testa alta il lunedì mattina. 
Ecco perché l’esclusione di Destro è assurda per un Romanista, quella di Pepito Rossi incomprensibile per un tifoso Viola. 
Ecco perché molti “sciopereranno”, davanti alla tv, in piena contestazione con le scelte del Commissario Tecnico.

E quell’esigua popolazione rimanente che vota “Si: sono d’accordo”, invece, è davvero soddisfatta delle scelte di Prandelli? E’ un nugolo di Juventini, ha la sindrome di Stoccolma o esprime sorprendentemente un punto di vista silenzioso e prudente? 
In “fatto di Nazionale”, infatti, esiste un angolo di sommerso: una tipologia di tifoso che durante l’anno si annulla e che raramente esprime alla luce del sole il proprio punto di vista. Apprensivo, vago, non si lascia andare ad affermazioni troppo specifiche ma in realtà sa bene che un giocatore non convocato non rischia l’infortunio, ha più tempo per riprendersi dalle fatiche del Campionato e se per caso l’anno successivo dovesse presentarsi per lui il doppio impegno con la Champions… 
Se può sembrare una posizione degna de “La volpe e l’uva“, quella del tifoso-ansioso racchiude, invece, quell’affetto profondo che destiniamo alle persone a cui vogliamo più bene, quella cura che anche ieri sera ci faceva pensare “Daniele, non sudare, dai, che se ti togli la maglia, poi, prendi freddo”.
 Anche se, alla fine, non avere nessun rappresentante dei propri colori in Nazionale, la fa sembrare un po’ troppo in bianco e nero. Soprattutto se ci dovessimo ritrovare ad esplodere, gridando a braccia alzate, come quella meravigliosa notte del 9 luglio 2006. 
Il punto è che, ad oggi, non ne abbiamo alcuna avvisaglia. 

Anche se il Polpo Paul, prematuramente scomparso a fine Mondiali 2010 – pace all’anima sua – è stato provvidenzialmente rimpiazzato da una nidiata di Panda cinesi.

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Valeria Biotti

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