Gruppo B: campioni, vendette e outsiders

SPAGNA- La Roja si presenta in Brasile non solo come detentrice della coppa, ma anche come doninatrice sia sul piano del gioco che dei risultati degli ultimi tre eventi per squadre nazionali con i successi agli Europei del 2008 e del 2012: un record assoluto e complicato da eguagliare nel futuro visto che nello sport se è difficile vincere, ancora più difficile è confermarsi. Per non saper nè leggere nè scrivere il ct degli iberici Del Bosque si presenta in versione conservatrice apportando alla sua rosa solo 5 cambiamenti rispetto alla squadra che vinse i passati Europei. E se poi si analizzano questi cambiamenti si vede che le vere novità riguardano solo Koke e Diego Costa, visto che il ritorno di Villa in nazionale non è una novità dato che la sua assenza agli europei del 2012 era dovuta ad un infortunio, come non può essere una novità la convocazione di De Gea al posto di Victor Valdez, infortunato, come secondo portiere. Ma c’è qualcosa di strano nell’aria, una sorta di fatalismo…Pur rimanendo la squadra in assoluto col miglior potenziale l’avventura della selezione spagnola è accompagnata da un certo pessimismo: secondo molti questa “generazione di fenomeni” avrebbe concluso il suo ciclo e vedrebbe i suoi giocatori simbolo come Xavi e Villa stanchi ed usurati da lustri di enorme impegno in tutte le competizioni. Ma in questa stagione stessa in generale gli spagnoli (media 3458 minuti) hanno giocato di più di italiani (3189) e tedeschi (3164); ben 6 giocatori iberici hanno giocato più di 4000 minuti e solo uno di loro è un portiere, tra gli azzurri solo due calciatori sono rimasti in campo per più di 4000 minuti: Buffon e Sirigu. Saranno stanchi, mettiamoci che mai un’europea ha vinto in Sudamerica, mettiamoci un po’ del suddetto fatalismo ma questi rimangono la squadra da battere ovviamente.

OLANDA- La prima partita del girone B sarà Spagna-Olanda che quattro anni fa fu la finale del torneo e se gli spagnoli riproporranno lo stesso vincente menu, gli olandesi si presenteranno a questa sfida con una squadra più veloce e meno fisica di quattro anni fa che si è comportata benissimo nelle fasi di qualificazione ai mondiali. A turbare i sogni di Van Gaal a pochi giorni dal fischio di inizio, arriva il forfait di Rafael Van Der Vaart, centrocampista in forza all’Amburgo, talentuoso ed esperto, ritenuto una pedina importante da parte del tecnico, che ha già dovuto lasciare a casa non solo il difensore Jetro Willems, ma soprattutto il centrocampista Strootman, davvero essenziale per il gioco degli orange tanto da far pensare ad un cambio dell’impostazione tattica della squadra con relativo abbandono del 4-3-3. Vedremo. Per il momento risposte positive arrivano dai convocati; nell’amichevole contro il Galles gli orange si sono imposti per 2-0 con gol di Robben e di Lens e tutti vedono un Van Persie in forma e determinato.

CILE- La squadra sudamericana agli ordini di Jorge Sampaoli arriva a questi mondiali con grande entusiasmo pur consapevole delle difficoltà che dovrà incontrare per qualificarsi. Nelle amichevoli pre mondiale i cileni si sono ben comportati: il 30 maggio è arrivata una bellissima vittoria contro l’Egitto per 3-2 nonostante i magrebini si fossero ritrovati in vantaggio di due reti, poi il 4 giugno nell’amichevole contro l’Irlanda del Nord le cose sono filate lisce con un 2-0. Notizie positive le dà Vargas che ha segnato in entrambe le occasioni e sembra in forma. I problemi invece nei giorni scorsi li hanno dati i due big della selezione e cioè Vidal e Sanchez. Lo juventino ha un’infiammazione al ginocchio, considerata normale visto il recente intervento e forse dovrà saltare il match d’esordio con l’Australia. Alexis Sanchez invece lamentava un dolore alla spalla ma dopo una visita medica l’allarme è rientrato. Certo la Roja è una bella squadra ed ha alcuni giocatori di altissimo livello, ma se vuole andare avanti nel torneo, i suoi prezzi pregiati dovranno stare tutti bene in salute.

AUSTRALIA- Al cospetto di tali squadre troviamo un’Australia che dovrà soffrire in tutte le partite. Putroppo la rappresentante dell’Oceania non ha avuto un ricambio generazionale che gli consentisse di presentarsi a quasti mondiali con effettive possibilità di fare bene. Gente di talento come Kewell, Viduka e Aloisi ha lasciato ed i giocatori più rappresentativi cui affidarsi sono Lukas Neill 36 anni o Tim Cahill 34 cui è demandata la responsabilità di concretizzare in attacco insieme al giovane compagno di reparto, il trentenne Brett Holman. Insomma il tecnico Postecoglou si affiderà ad un collettivo solido, esperto e fisico che esprimerà un calcio che forse con una punta di ingiustificato sarcasmo potremmo definire “botte e contropiede”, ma che giudicheremo solo dopo aver visto la selezione australiana all’opera. In bocca al lupo.

 

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Francesco Corrado

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