Brasile – Olanda: la sfida più amara

Mancano solo due gare per arrivare alla conclusione di questo, non troppo entusiasmante, Mondiale in Brasile. Oggi alle 22 ora italiana, nella cosidetta “finalina”, scenderanno in campo due squadre che alla fin fine sono uscite una con rammarico l’ altra con disperazione. Da una parte avremo la nazionale di casa, che voleva a tutti i costi cancellare l’incubo del 1950 contro l’Uruguay e invece dovrà dalle prossime competizioni fare i conti anche con il 7-1 inflitto dalla Germania. Dall’altra gli Orange, team spumeggiante, dai grandissimi valori tecnici, che si sbriciola molto spesso nella sua storia, regalando ben pochi successi al proprio pubblico.

 

Anche l’Olanda di Johan Cruijff non è mai riuscita a conquistare un Mondiale, pur disputando ben due finali. La sfortuna di questa nazionale si può intuire dagli avvenimenti: nell’unica opportunità di trovare il terzo posto (1998), gli arancioni hanno perso contro una Croazia a dir poco mediocre. I verdeoro, invece, hanno sempre dimostrato grande attaccamento a questo torneo, conquistando le cinque stelle, che sono disegnate proprio nella loro maglia. La Seleção ha disputato tre “finaline” vincendone ben due.

Per la sfida di questa sera, Felipe Scolari dovrebbe schierare sempre il solito 4-2-3-1 molto offensivo. Nella zona difensiva, umiliata dai tedeschi nella semifinale, arrivano buone notizie con il rietro di Thiago Silva. In avanti, attacco esplosivo con il trio Ramires-Oscar-Willian alle spalle dell’unica punta Hulk. Louis van Gaal, invece, potrebbe scegliere un 3-4-1-2, dando così più protezione e forza al centrocampo olandese. Tanta qualità anche per gli arancioni con Sneijder ad inventare per la coppia d’attacco formata da Robben e Huntelaar.

Disputare questo incontro è una sconfitta per tutte e due le squadre. Trovare il terzo posto per il Brasile può significare ben poco: solo una vittoria “morale” e nient’altro. L’Olanda, invece, capisce molto bene, che deve vincere a tutti i costi, se vuole portare a casa qualcosa di concreto per entrare, in un certo senso, nella storia. Come l’Inter del famoso triplete, gli Orange sono consapevoli che questo è il loro ultimo anno di gloria, poichè molti calciatori come Sneijder e Robben hanno già superato i 30 anni e non possono permettersi di affrontare un altro Mondiale di questo livello. Abbiamo l’esempio in casa nostra, con Pirlo e Cassano, che non hanno fatto vedere nulla di buono in questo torneo.

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Daniele Giacinti

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