Brasile: fortuna sfacciata!

La sfortunata traversa di Pinilla al 119’ è stato il primo segno della “boa sorte” verdeoro, che ha permesso ai pochi tifosi sopravvissuti al contraccolpo emotivo, di festeggiare il fortunoso passaggio ai quarti. Ennesima gara delle pomeridiana dai ritmi lenti quella tra Brasile e Cile valida per il passaggio ai quarti di finale. L’emozione più forte del primo tempo è stata provocata dai fischi dei tifosi verdeoro durante l’inno cileno, un gesto che non ha fatto altro che scaldare gli animi dei giocatori i quali, più che in grandi giocate, hanno incanalato le loro tensioni nell’ agonismo delle loro entrate. L’unico ad accendere la luce è sempre il solito Neymar, probabilmente in stato di grazia, ma ancora poco supportato da compagni come Fred e Hulk. A fronte di tanto talento sprecato troviamo invece il Cile, una squadra tosta e molto più organizzata della seleçao di Felipe Scolari. Il gol di David Luis in occasione di un calcio d’angolo di Neymar infatti, invece di intimorire gli avversari, gli ha permesso di scrollarsi di dosso ogni timore e di giocarsela alla pari con la squadra di casa. Il diagonale vincente di Sanchez infatti, ripristina il giusto equilibrio tra un Brasile a tratti eccessivamente teso e contropiedista, ed un Cile sempre più temerario con il passare dei minuti.

 Nel secondo tempo invece, la tensione si poteva tagliare a fette. Il Brasile inizia a sbagliare qualche passagio di troppo, mentre il Cile sembra più calmo e organizzato nella manovra, tanto da rendersi pericoloso con scambi di pregevole fattura che però non riescono a trafiggere la porta di Julio Cesar. L’impressione che le due squadre danno, è di cercare più rigori ed espulsioni che la via del gol. Scolari ha provato a togliere l’ inconcludente Fred, ma l’ ingresso di Jo ha fatto solo capire al mondo intero che al Brasile un “Diego Costa” qualsiasi avrebbe fatto comodo. Nel Cile invece esce uno spremutissimo Vidal, sostituito da Pinilla. Julio Cesar e Bravo si esibiscono in qualche parata improvvisa, ma i primi 90 minuti si concludono sul risultato di 1 a 1. Tempi supplementari. Sul volto dei giocatori già si legge la stanchezza che renderà la vita difficile alle due squadre per almeno altri 30 minuti, e vedere Neymar che ancora insegue gli avversari in difesa, fa capire a noi italiani che gli azzurri in questo mondiale non erano assolutamente all’ altezza della situazione, sotto nessun punto di vista. Ma se il gioiellino del Barcellona continua a correre, i giocatori del Cile sembrano svenire ad ogni azione di gioco, quasi come se avessero la certezza di vincere una volta raggiunti i calci di rigore. In realtà il Cile non è affatto arrendevole e colpisce in contropiede non appena il Brasile scopre il fianco alla ricerca del gol impossibile. L’ emblema della partita arriva infatti al 119’ minuto, quando Pinilla coglie impreparata la difesa verdeoro e stampa una fucilata sulla traversa che avrebbe zittito i prossimi cinque o sei carnevali di Rio. Invece no, risultato invariato, si va ai calci di rigore.

Se da un lato la traversa di Pinilla sembra essere un brutto, orribile presagio, le lacrime di Julio Cesar ancor prima di iniziare i calci di rigore lo sono altrettanto; sembrano quasi suggerire la più grande debolezza di questo Brasile: la paura. In più, quel Bravo che ha portato avanti i cileni con grandi parate, sembra essere veramente in stato di grazia, al contrario dell’ emozionatissimo Julio Cesar, al quale Thiago Silva aveva detto: “tranquillo, ne pari tre”. Per la gioia dei due estremi difensori, i rigori vengono calciati uno peggio dell’ altro e la profezia di Thiago Silva quasi si realizza: sbagliano Pinilla, Willian, Hulk e Sanchez. Infine però, dopo il rigore trasformato da Neymar, a colpire il palo è stato Gonzalo Jara. Ancora un legno a negare la vittoria alla squadra cilena. Il Brasile scoppia in un unico grande urlo di gioia, mentre allo sfortunatissimo Cile, che avrebbe meritato un finale migliore, resta solo l’ onore di aver rischiato di ammutolire il paese più festoso al mondo.

@Dr_Lexus08

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Alex Marino

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