A far l’Europa comincia tu: i candidati e i diritti gay

Le due associazioni hanno passato al setaccio i candidati di tutti i partiti e tutte le circoscrizioni, elaborando un portale che permette di individuare – anche nei partiti tradizionalmente meno friendly – chi ha dimostrato attenzione verso le tematiche Lgbti e si è impegnato per promuovere una politica dei diritti. Il punto di partenza è «Come out», una programma in dieci punti elaborata dall’Ilga Europe, «dieci traguardi per le persone lgbti» che i candidati s’impegnano a realizzare nel prossimo quinquennio. Sono ottantadue i candidati italiani che hanno immediatamente sottoscritto la piattaforma, trentasei della Lista L’Altra Europa per Tsipras, ventuno del Movimento 5 stelle, quindici del Pd, sette di Scelta Europea, due dei Verdi e solo uno di Forza Italia. La ratifica di «Come out», però, non è l’unico metro di giudizio per gli elaboratori di “A far l’Europa comincia tu”, ma solo un primo passo. Ogni candidato – di cui il sito riporta una biografia essenziale –, infatti, è stato valutato dalle due associazioni sulla base delle sue dichiarazioni o azioni sul tema dei diritti: è “approvato” chi ha dimostrato un impegno attivo, mentre sono – ovviamente – “sconsigliati” gli omofobi e gli avversari dei diritti gay. Come comportarsi, però, con chi non si è espressi sulle tematiche Lgbti o che è alla prima esperienza politica? Le associazioni non si esprimono, e la parola va agli utenti, che possono dare un giudizio positivo o negativo sul “rainbow factor” dei candidati. Anche chi è stato “approvato”, però, è sottoposto alla valutazione degli utenti: così, può accadere che chi ha sottoscritto la piattaforma dell’Ilga e ricevuto l’ok di Arcigay sia comunque indicato come “unfriendly”. {ads1} Chi sono, quindi, i partiti e i candidati arcobaleno della circoscrizione centrale?
In testa, L’altra Europa per Tsipras. Dieci candidati su quattordici hanno sottoscritto «Come out» e quattro sono consigliati da Arcigay: Nazzarena Agostini, Tommaso Fattori, Marco Furfaro e Lorella Zanardo. La lista per Tsipras conquista anche i favori degli utenti: tutti i candidati della circoscrizione sono stati giudicati favorevolmente e anche nella “Classifica del rainbow factor” nazionale il podio è tutto per loro. Segue, a poca distanza, il MoVimento 5 stelle: sono nove i candidati che hanno sottoscritto la piattaforma dell’Ilga e il pentastellato Cristiano Rispoli ha avuto l’endorsment di Arcigay e Anddos. Il «popolo della rete», però, non li premia: anche molti tra quelli che si sono impegnati a realizzare i dieci punti per i diritti Lgbti, infatti, sono stati bollati come “unfriendly”. Va benino anche il Pd, con sei firmatari e tre “approvati”: Francesco De Angelis, Roberto Gualtieri e Lorena Pesaresi. Tra i democratici, però, c’è anche qualcuno che si è meritato il pollice verso: sono Silvia Costa e David Sassoli, bocciati da Arcigay per il loro impegno mancato. Anche cinque candidati di Scelta Europea hanno firmato la piattaforma dell’Ilga, ma tra loro solo Rudi Russo è stato riconosciuto un candidato “rainbow” dagli utenti, mentre le associazioni non si sono pronunciate su di lui.

A destra, i candidati arcobaleno – prevedibilmente – latitano. Se a livello nazionale non mancano alcune sorprese, i candidati della circoscrizione centrale si mostrano in linea con le politiche decisamente poco friendly dei partiti. Nessuna firma per la Lega Nord, nessun approvato né sconsigliato tra i suoi candidati, riconosciuti comunque tutti “unfriendly” da chi ha votato. Per il Nuovo Centrodestra, pollice verso per Carlo Casini, deciso oppositore dei diritti gay già dagli anni ’80. Male anche Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, di cui sono bocciati senza appello Franco Zaffini e Achille Totaro. La maglia nera, però, va a Forza Italia, in cui sono ben sei i candidati sconsigliati da Arcigay: Alessandra Mussolini, Paolo Bartolozzi, Luciano Ciocchetti, Paolo Guzzanti, Melania Rizzoli e il capolista Antonio Tajani.
“A far l’Europa comincia tu”, lo sappiamo, farà inorridire i benaltristi, perché «i problemi dell’Europa non sono questi». Anche se non può avere pretese di esaustività (i voti degli utenti, ad esempio, non sono verificabili), però, potrebbe rappresentare uno strumento per un voto consapevole da parte di chi non crede che l’Europa debba essere solo obblighi e doveri ma rappresenti un’occasione di crescita e di cambiamento. Del resto, la prima risoluzione Europea sull’uguaglianza di trattamento per le persone omosessuali è del 1981 e dal 1994 il Parlamento Europeo ha intimato gli stati membri di riconoscere uguali diritti a tutti i loro cittadini e tutelare le minoranze sessuali. Ma, si sa, in Italia il mantra “Ce lo chiede l’Europa” vale solo quando dobbiamo giustificare scelte impopolari senza prenderne la responsabilità.

 

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Costanza Giannelli

Nasce e cresce (poco, in realtà) in Toscana. Nel 2013, dopo la laurea in Storia Contemporanea si trasferisce a Roma, dove approda alla redazione di Lineadiretta24. Lettrice onnivora e incontenibile logorroica, è appassionata di politica, diritti, storia, De Andrè e Scrubs, non necessariamente in quest’ordine. Curiosa di natura e polemica per vocazione, ama l’India e colleziona lauree, ma giura che la terza sarà l’ultima.

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