Vigilia Olimpica, a tu per tu con lo zar Alberto

Alla vigilia delle attesisime e discusse Olimpiadi invernali di Sochi abbiamo avuto l’onore di intervistare Alberto Tomba l’atleta simbolo dello sci azzurro, campione assoluto e vera. Una icona di questo sport che con i suoi successi ha portato il nome dell’Italia nel mondo, grazie al suo essere personaggio a tutto tondo nonché portatore sano dei valori veri dello sport. Coppa del Mondo assoluta conquistata nel 1995, 5 medaglie Olimpiche, 2 ori a Calgary nel 1988, oro in gigante e argento in slalom ad Albertville nel 1992 e un argento in slalom a Lillehammer nel 1994, 4 medaglie Iridate, un bronzo in gigante a Crans Montana 1987, due ori a Sierra Nevada 1996 e un bronzo in speciale nel 1997 a Sestriere, più 50 successi in coppa del mondo con 35 slalom e 15 giganti, terzo assoluto dopo Stenmark ed Hermann Maier, serve altro per descriverlo? E’ ovvio che un altro Tomba non esiste, un bolognese Re della montagna che per undici anni consecutivi ha focalizzato l’attenzione dei media di tutto il mondo su di sé vincendo ogni anno in uno sport dove un centesimo di secondo può essere decisivo, e chissà se e quando nascerà soprattutto in questa fase in cui l’Italia dello sci fatica a trovare campioni in grado di lottare al vertice.

Buongiorno Alberto, Sochi 2014 è alle porte, parliamo di ricordi: come non pensare a quando hai paralizzato l’Italia bloccando il festival di Sanremo nel 1988? Io avevo quindici anni e ho pianto di gioia, tu ne avevi venti e li iniziò tutto. Ti emozioni ancora quando ci pensi?
Certo è stata un’esperienza indimenticabile. La prima volta all’Olimpiade, a cui già di per sé sarebbe stato un onore anche solo partecipare, e vinco due medaglie d’oro, a sorpresa, irrompendo di sera nelle case di milioni di italiani..ha dell’incredibile ancora oggi a raccontarlo…
La tua ultima olimpiade, sedici anni fa a Nagano. E’ cambiato tanto lo sci da allora? E in cosa?
I materiali hanno subito continue modifiche da allora: più corti, più sciancrati, più facili da alcuni punti di vista, ma anche più veloci, infatti gli atleti adesso sono sempre un po’ infortunati, specialmente con la schiena. I miei sci erano lunghi e difficili da guidare, erano da domare, ma era proprio quella la sfida, con i nuovi invece il controllo è soprattutto in “frenata”.
Cinque medaglie: 3 ori e due argenti. La più bella? la più difficile? Qualche rimpianto?
Le medaglie Olimpiche sono tutte bellissime: le prime a Calgary, incredibili e inaspettate, le seconde quattro anni dopo a Albertville, una conquista sotto pressione, un riconferma anche a me stesso, e l’ultima a Lillehammer, un incredibile recupero, festeggiato dal pubblico come una vittoria. Il rimpianto? L’Olimpiade di Nagano 1998 e il Giappone in generale dove non ho mai vinto…
La pressione che si sente addosso a cavallo di un evento del genere. Come preparavi, anche mentalmente, l’appuntamento Olimpico?
Ogni gara era importante, non mi sono mai presentato al cancelletto facendo calcoli, ma sempre per vincere. L’Olimpiade ovviamente è un esperienza incredibile nel suo insieme, e se vuoi l’atmosfera che c’era per me era uno stimolo più che un peso, poi quando mi trovavo al cancelletto di partenza e sentivo quei tre bip, mi giocavo il tutto per tutto come in ogni gara per salire sul podio..
Lo spirito Olimpico, è questo che rende unico lo sport. Purtroppo ad un mese dall’evento si parla d’altro e tutto ciò non fa bene al movimento. Negli anni novanta si stava meglio? Io ricordo che si parlava solo di sci e di duelli memorabili…
Lo sport è cambiato tanto in questi anni, è diventato chiaro a tutti lo stretto legame che ha con il denaro a discapito dei valori e dei messaggi che porta, e questo è un peccato perché attraverso lo sport si possono attuare grandi cambiamenti. Se assegnare i Giochi Olimpici a nuovi mercati significa avvicinare persone e soprattutto i più giovani allo sport, ben venga, perché lo sport è scuola di vita e i suoi sono valori universali. Io ci credo profondamente, tanto che nel 2000 ho fondato insieme ai migliori atleti del mondo la Laureus Academy & Sport for Good Foundation (www.laureus.com), un’associazione benefica internazionale che ha come scopo aiutare i giovani in difficoltà proprio attraverso la pratica sportiva, intesa come scuola di vita e speranza per il futuro, e il cui mentore era proprio Nelson Mandela che ho avuto l’onore di conoscere quando ha accettato di sostenere la nostra iniziativa.
Cosa ti auspichi per il nostro medagliere? E vorrei che spendessi due parole su Giuliano Razzoli che per fortuna sarà a Sochi, so che gli vuoi bene per cui parla col cuore.
Auguro medaglie, tante. Abbiamo buone chance nello sci alpino, soprattutto nel settore maschile, nel pattinaggio di figura, e poi sai ci son sempre le sorprese. A Giuliano auguro di godersi l’atmosfera olimpica, di fare del suo meglio, nonostante i problemi fisici che lo assillano, di svegliarsi la mattina dello slalom come quel giorno a Vancouver…in superforma!
Per chiudere: Cosa fa Alberto Tomba oggi quando si alza la mattina?
Dal ritiro dalle competizioni ufficiali sono rimasto legato al mondo della neve, sia per supportare grandi progetti come Olimpiadi e Mondiali, sia per promuovere il movimento dello sci in tutto il mondo. Tra l’altro questo è una stagione invernale particolare, Olimpica appunto, e come è già avvenuto nel 2010 per Vancouver, dal 7 al 23 Febbraio seguirò le gare insieme a Sky, come opinionista, per trasmettere tutte le emozioni dal punto di vista dell’atleta e di chi le ha vissute in prima persona. Inoltre, sostengo la candidatura di Cortina ai Mondiali di Sci Alpino 2019, così come è stato per l’Olimpiade di Torino 2006, perché sono convinto che le montagne italiane siano in grado – e si meritino – di ospitare eventi di sci di alto livello. Sarebbe una grande conquista e un’importante occasione per portare nuovamente lo sci in tutte le case e l’eccellenza italiana in tutto il mondo.

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Fabio Bandiera

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