La sesta volta di Zoeggeler

 dal bronzo di Lillehammer nel 1994 seguito dall’argento di Nagano poi gli ori di Salt Lake City e Torino, di nuovo il bronzo a Vancouver e Sochi, in ordine cronologico. Eppure come tutti gli atleti Armin non ha “lavorato” solo per pochi minuti di gara ogni quattro anni. Le medaglie olimpiche sono solo la sintesi, un assaggio a campione di una vita nello sport che gli ha fatto conquistare la bellezza di dieci Coppe del Mondo di cui sei consecutive, la prima delle quali è datata 1998, l’ultima 2011. Si, di Coppe del Mondo parliamo, di quelle coppe del massimo circuito delle discipline invernali che se non fosse stato per Zoeggeler avremmo dimenticato anche come sono fatte.

Oggi e ieri i favoriti per le medaglie più preziose erano altri: innanzitutto Felix Loch, il più forte in circolazione, che di Armin ha raccolto lo scettro, leader del massimo circuito da tre anni e già oro olimpico a Vancouver. Contro di lui non c’è stato nulla da fare, ha fatto registrare il miglior tempo in tutte e quattro le manche. Poi c’era Albert Demchenko, l’atleta di casa, che sulla neonata e poco usata pista di Sochi ha avuto modo di allenarsi molto più degli altri, l’argento va a lui. Ed anche quì di parentesi ne vanno aperte, perche anche la figura dell’atleta russo non è di quelle normali. Nato il 27 novembre del 1971 Albert è stato l’unico non italiano, austriaco o tedesco a vincere la Coppa del Mondo di slittino, correva l’anno 2005. Da allora con l’eclissarsi degli austriaci è rimasto da solo contro gli squadroni italiano e tedesco ed è stato l’unico atleta non di queste nazioni che sia riuscito a salire sul podio di Coppa negli ultimi 10 anni. Condividendo con Armin (la stima reciproca è enorme) i problemi duvuti all’età pare che sia stato guidato e motivato negli ultmini anni di carriera da un sogno che forse è sembrato pure sul punto di realizzarsi; poter gareggiare a Sochi per i colori del suo paese a fianco di sua figlia Victoria, slittinista ovviamente, ed ormai diciottenne e pronta al passaggio dalle squadre giovanili al massimo circuito. L’esordio in coppa c’è stato ma la convocazione olimpica no e Albert se vorrà correre insieme alla figlia dovrà semplicemente pazientare altri quattro anni e presentarsi alle prossime olimpiadi in Corea, magari insieme ad Armin.

 

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Francesco Corrado

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