Innerhofer, magnifico argento

Prima gara di sci alpino a Sochi e prima medaglia olimpica per l’Italia: un argento meraviglioso conquistato in discesa, gara regina dello sci alpino, da Christof Innerhofer che per soli sei centesimi ha perso un oro che a metà gara sembrava possibile, piazzandosi alle spalle del figlio d’arte Matthias Mayer.

La giovane promessa austriaca classe 1990, che dopo tanti piazzamenti ha trovato la giornata perfetta tra i curvoni veloci della Rosa Khutor, pista completa con un giusto mix tra una prima parte molto tecnica e una seconda più adatta agli scivolatori. Terzo gradino del podio, a dieci centesimi dall’oro, per il norvegese Jansrud che precede di diciannove centesimi il suo connazionale Svindal tirando giù dal podio il grande favorito della vigilia. Riavvolgendo il nastro in casa Italia dopo le prodezze della scorsa stagione il profilo era basso, anche se non mancavano frecce al nostro arco e le prove avevano confermato la competitività di Fill e Innerhofer. Miller e Svindal in prova avevano dimostrato insieme a Mayer di avere più benzina, ma il fascino Olimpico può stravolgere ogni certezza regalando incredibili sorprese e tremende delusioni. Dopo un quarto d’ora di ritardo è tutto pronto e il primo a prendere il via è lo statunitense Nyman che ci permette di scoprire la caratteristiche tecniche del tracciato duro e selettivo: curve veloci, dossi e salti che mettono a dura prova la resistenza fisica degli atleti chiamati a percorrere tre chilometri e mezzo con una visibilità discreta nella prima parte e una seconda battuta da un pallido sole. Primo azzurro Heel col 10, Fill 12, Paris 17 e Innerhofer 20, ma già col numero 3 di Carlo Janka, sesto all’arrivo, la gara entra nel vivo creando un riferimento importante per chi scenderà dopo. Resiste poco lo svizzero beffato dal gran recupero dello statunitense Ganong, ottimo quinto, che a sua volta viene subito battuto da Kjetil Jansrud che, con un’ottima prova senza sbavature, mette sotto pressione chi scenderà dopo di lui passando al comando con tre decimi di vantaggio.

Heel parte a strappi, tende a strafare e non asseconda nel migliore dei modi le asperità del tracciato finendo spesso fuori linea e dodicesimo al traguardo, poi tocca a Mayer che col pettorale 11 interpreta la gara da fuoriclasse senza alcun errore, sfruttando la sua abilità da supergigantista riesce a guadagnare un buon margine nella prima parte della gara, conservando nel finale quei dieci centesimi decisivi per il colore della medaglia. Il secondo azzurro Fill tiene testa a Mayer per tre quarti di gara per poi perdere qualche decimo prezioso, complice qualche errore di linea, nel finale che lo vedrà ottimo settimo a quarantanove centesimi, ma i big devono ancora scendere e con il numero 15 Bode Miller, re delle prove, è pronto a dire la sua: partenza alla Bode, poi una serie consecutiva di piccoli pasticci lo relegano dietro Fill e la sua delusione è una delle prime istantanee che ricorderemo di questa giornata. Paris, partito col 17, fa quello che può non avendo la condizione necessaria per affrontare una pista così impegnativa arrivando a undicesimo a nove decimi, ma col numero 18 Svindal è pronto a far esplodere i suoi cavalli in pista e nel primo tratto la cavalcata trionfale sembra materializzarsi. Nella parte centrale qualche linea non perfetta e un conduzione un pò brusca degli sci lo relega in terza posizione a tre decimi dall’oro, ma non è finita perchè l’Italia sta per giocarsi la sua quarta ed ultima chance targata Innerhofer.

La sua partenza è da manuale, la sua tecnica sopraffina lo porta a mezzo secondo di vantaggio nel primo intermedio, confermato dagli oltre quattro decimi nel secondo, sembra oro incominciamo a crederci. Al penultimo intermedio siamo un centesimo sotto, sarà l’ultimo salto a decidere le sorti di questa discesa olimpica: fiato sospeso e tutti a spingere Christof sulla linea del traguardo, peccato per soli sei centesimi sfuma l’oro, ma il suo urlo liberatorio è la seconda cartolina da consegnare ai posteri. L’urlo di un campione, di un bravo e sano ragazzo, dell’uomo che nei grandi appuntamenti non ti delude mai dando sempre il meglio di sé nei gironi che contano. Il resto della gara è noia e attesa del finale: il sorriso incredulo e spiritato di Mayer, che sale sul podio 26 anni dopo suo padre Helmut argento in super G a Calgary, è il terzo fotogramma che non dimenticheremo di questa giornata trionfale per lo sci alpino azzurro, tenendo d’occhio la gara di venerdì 14 dove Innerhofer in Super G potrebbe regalarci ancora un’altra grande, grandissima gioia.

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Fabio Bandiera

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