Semi di Libertà: un futuro per i detenuti delle carceri

Paolo Strano, insieme ad altri tre colleghi fisioterapisti, Silvia Guelfi, Adriano Boccanera e Claudio Rosati, hanno fondato, nel gennaio 2013, l’Associazione Semi di Libertà.

Questa Onlus nasce da un’esperienza professionale che i quattro soci hanno avuto nel carcere di Regina Coeli e volta a contrastare, nei limiti del possibile, le condizioni disumane a cui sono sottoposti i detenuti del carcere romano.

“Una cella di meno 3 mq per muoversi. Queste sono le condizioni in cui versano i detenuti di Regina Coeli che, una volta scontata la pena, escono in condizioni peggiori rispetto a quando sono entrati in carcere. La nostra Onlus si pone come obiettivo primario quello di rompere il circolo delle recidive”, spiega il presidente di Semi di Libertà Paolo Strano a Lineadiretta24 nell’ambito della partecipazione della sua associazione alla Festa della Solidarietà.

“Il progetto Semi di Libertà è nato per impegnare i detenuti, scelti in base al tempo che gli manca per scontare la pena e alla buona condotta osservata in carcere, in un percorso formativo socialmente utile che gli possa insegnare un mestiere ma  che, soprattutto, li renda in grado di adeguarsi nuovamente alla vita nella società. Non abbiamo pregiudizi, rispetto al tipo di reato che i detenuti hanno commesso, per inserirli nel programma, eccetto che per i pedofili, visto quello che andranno a fare”, prosegue Paolo Strano, che ci racconta nel dettaglio su cosa si basa questo progetto.

“Dal marzo 2014 Semi di Libertà gestisce un progetto cofinanziato dal Ministero della Giustizia e da quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che prevede la realizzazione di un Birrificio Artigianale utilizzando esclusivamente materie prime del territorio, dalla semina al bicchiere”. E perché proprio la birra?

“Perché si tratta di un mercato che, in questi ultimi anni, sta mostrando un elevato trend di crescita: dal 2012 al 2015 il numero dei birrifici artigianali in Italia si è triplicato. Inoltre rappresenta uno strumento potente dal punto di vista comunicativo, soprattutto per i giovani e per il forte appeal che ha su di loro questo prodotto. Il nostro obiettivo è quello di dare vita a un’intera filiera artigianale, usufruendo anche dei proventi derivanti dai beni confiscati alla mafia”. Quali opportunità hanno questi detenuti una volta terminato il corso? “Li stiamo mettendo in contatto con molti birrifici i quali, una volta superati i preconcetti abbinabili alla persona del detenuto, stanno dimostrando molto interesse nei loro confronti. I ragazzi inoltre dovranno terminare di scontare la loro pena; noi assolutamente vogliamo che questo avvenga ma cerchiamo anche di far proseguire il loro percorso di formazione e integrazione una volta terminato il corso.

Ma non è finita qui. La particolarità e la completezza di questo progetto derivano da altro elemento, ovvero la connessione tra produzione di birra artigianale e tutoraggio nei confronti degli studenti disabili e autistici dell’Istituto Agrario Sereni, dove si svolgono questi corsi. Un’interconnessione di esperienze diverse ma, allo stesso tempo, rigeneranti per queste persone a cui, in linea con lo spirito della Solidarietà, leitmotiv di queste giornate e del quotidiano operato di onlus come Semi di Libertà, non può e non deve essere negata una seconda chance.

Portare avanti un progetto così ampio, articolato, in un periodo in cui l’operato delle cooperative sociali sente addosso il flagello di Mafia Capitale, rappresenta una grande sfida per il giovane Birrificio Vale La Pena, fondato da Semi di Libertà proprio in seguito a questo progetto.

“Mafia Capitale è stato sicuramente qualcosa che ha prodotto nei nostri animi un forte scoramento iniziale. Ora però, noi che crediamo fermamente nel lavorare per fare del bene, stiamo reagendo e vediamo in questo buio periodo storico un punto di svolta per obbligare le Istituzioni a controllare di più le risorse: cosa che stanno facendo a tutti gli effetti”.

In bocca a lupo a Paolo, Silvia, Adriano e a Claudio per il proseguimento di questo progetto, ma soprattutto ai ragazzi, che ce la metteranno tutta per sfruttare al massimo questa possibilità di riscatto sociale.

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.