La Banda musicale della Marina e la solidarietà

Abbiamo incontrato il Capitano di Vascello  Giacomo Polimeni ed il Capitano di Fregata Maestro Antonio Barbagallo prima del concerto della Banda Musicale della Marina Militare in occasione della Festa della Solidarietà in Piazza San Giovanni.

Cosa vi ha spinto ad aderire con entusiasmo a questo evento?

La solidarietà è nel nostro dna, la stessa che il nostro Corpo sta dimostrando concretamente pattugliando il Canale di Sicilia dando il suo contributo nell’operazione Mare Nostrum,dando un grandissimo esempio di civiltà ed impegno nello svolgere un compito a cui non eravamo stati preparati. Noi, come banda musicale, quest’anno abbiamo già tenuto diversi concerti a scopo benefico: due concerti per Telethon a Valle Giulia, un concerto per Don Guanella, per Don Gnocchi, oltre alla nostra attività concertistica durante l’anno per bambini, quindi per le nostre nuove generazioni, cui indichiamo la strada della tradizione militare della Marina e delle tradizioni italiane e la musica è tra le più importanti. Ai bambini, in questi concerti didattici, inculchiamo anche la parte storica di quello che rappresenta la Marina militare con la sua bandiera dove nel centro c’è il Jack con le bandiere delle quattro Repubbliche Marinare, la storia della nostra marineria che si è estesa in tutti i mari del mondo portando con sé le tradizioni e la cultura italiana.

Che impegno richiede far parte della Banda musicale della Marina?

L’ impegno principale è riuscire a farne parte. Bisogna fare un concorso esterno composto da varie prove, musicali e psico attitudinali particolari di idoneità all’essere militare, un impegno non indifferente che corona lo studio di vari giovani che riescono dopo tanta esperienza a far parte di questa realtà. Per quanto riguarda l’attività e l’impegno giornaliero è lo stesso di una qualsiasi orchestra che prepara la sua stagione di concerti. Attività addestrativa con prove durante la settimana mirate agli impegni e ai repertori del periodo ma in aggiunta rispetto ad una orchestra civile, essendo una banda militare, l’attività consiste anche nello svolgere cerimonie e servizi istituzionali per le più alte cariche dello Stato, attività che incide nella preparazione dei repertori, cioè se ci stiamo preparando per un concerto subentra l’impegno istituzionale e si cambia repertorio.

Questa è una festa particolare, ubicata davanti ad uno dei fulcri della cristianità di questa città ma allo stesso tempo si tratta di una festa laica, come avete scelto i brani da proporre stasera?

Il repertorio di stasera nasce da due elementi fondamentali: il primo è la poliedricità della Banda Musicale, la nostra Banda, ma come devo dire anche quella degli altri corpi, cerca di proporre un repertorio di vario genere che abbraccia un po tutti i generi musicali in maniera tale che chiunque venga ad ascoltarci riesca a trovare uno, due pezzi di suo gradimento e la propria collocazione culturale. Detto questo trattandosi di una festa particolare, di una festa che si svolge in uno degli scenari più belli del mondo noi abbiamo deciso di fare un repertorio più variegato possibile e abbiamo inserito anche degli elementi che trovano un nesso con questa connotazione popolare e quindi abbiamo inserito un brano particolare che si chiama “Festa paesana” che è un quadro, un piccolo poema sinfonico, nel quale viene descritta la tipica festa di un paese e questa, essendo una festa anche di un quartiere di Roma abbiamo il Sacro simboleggiato da questa splendida Basilica con il suono dell’organo che esce dalla Chiesa e la parte profana con i rumori tipici della festa paesana ed anche una colonna sonora famosissima che non a caso è Don Camillo.

Dopo questa sera dove potremo ascoltarvi?

Gli impegni sono tanti: il 5 luglio terremo un concerto al Museo etrusco di Valle Giulia, poi il 10 a Civitavecchia, il 16 a Piazza di Pietra a Roma, una cornice meravigliosa, altri appuntamenti come il 19 al Museo della Fanteria e il 23 “Il ponte della musica suona” nella zona del Teatro Olimpico. Mi fermo a luglio…insomma non ci annoiamo.

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Francesco Lorito