Verso il riconoscimento dello Stato palestinese: caos in Parlamento

pal3Fumata nera al Parlamento Italiano per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Lo scorso 19 febbraio avrebbe dovuto essere discussa la mozione sul riconoscimento dello Stato palestinese ma, a causa dell’aggravarsi delle tensioni in Libia e della crescente e sempre più pressante minaccia dell’Isis si é preferito prendere tempo e rinviare la discussione. In ogni caso il Parlamento era ben lontano dal raggiungere una posizione univoca sull’argomento o, quanto meno, una sintesi tra i partiti che sostengono il governo del Premier Matteo Renzi. Manifestamente contrarie sono Lega e Forza Italia, Ncd è per il “no” a qualsiasi riconoscimento unilaterale, Sel, Psi e Movimento 5 Stelle sono a favore, mentre il Pd è diviso al suo interno tra posizioni da sempre distanti tra loro. La calendarizzazione di una mozione sul riconoscimento dello Stato palestinese é il naturale proseguimento del percorso già tracciato a livello europeo con la risoluzione (non vincolante) approvata il 16 dicembre 2014 che “sostiene il riconoscimento in linea di principio dello Stato di Palestina” sulla base dei confini del 1967 e appoggiando la soluzione a due Stati con Gerusalemme capitale.

Nel Pd c’é chi sostiene di riprendere la risoluzione approvata dal Parlamento europeo che vincola il riconoscimento ai negoziati, soluzione poco gradita alla minoranza Pd e chi, come Pippo Civati, spinge per una posizione più coraggiosa sul modello proposto da Sel. Il partito di Nichi Vendola presenterà, infatti, una mozione con la quale chiederà il riconoscimento unilaterale da parte del governo italiano dello Stato di Palestina. Dello stesso tenore la mozione del Psi. Secondo Pia Locatelli, prima firmataria, l’Italia dovrebbe procedere al riconoscimento come atto consequenziale rispetto a quello con cui nel 2012 riconobbe la Palestina come Stato Osservatore non membro, nell’Assemblea Generale dell’Onu. A favore anche i deputati 5 stelle per i quali “non ha importanza quale mozione sarà approvata, se la nostra, a prima firma Gianluca Rizzo, o quella di Sel e Psi”, basta che si arrivi in fretta al riconoscimento dello Stato di Palestina, “unica via per restituire alla pace in Medio Oriente una possibilità”.
A sostenere la necessità di questo passaggio è stato in questi giorni, sulla scia dell’appello di alcuni intellettuali israeliani tra cui Yehoshua, Oz e Grossman, anche l’ex ambasciatore israeliano in Sud Africa Ilan Baruch che, in una lettera ai deputati, spiega che “il riconoscimento dello Stato palestinese deve avvenire per far ripartire i negoziati e non deve essere condizionato ai negoziati”. Un secco “no” al riconoscimento unilaterale arriva da parte di Ncd che proporrà una propria mozione che sostiene il principio “due popoli due Stati”. Anche la Lega presenterà una sua mozione con cui si chiede di “bandire ogni tentativo unilaterale dell’autorità nazionale palestinese di ottenere riconoscimenti ideologici”.
L’ambasciata di Israele in Italia reagisce al caos del Parlamento italiano parlando di “passo prematuro” che “non farebbe altro che allontanare la pace. Dello stesso tenore le dichiarazioni del presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, che si dice convinto che in “un momento internazionale come questo dovrebbero regnare la calma e la prudenza da parte dei Paesi comunitari”. Completamente divergenti le dichiarazioni di Nemer Hammad, consigliere politico di Abu Mazen, secondo cui, l’eventuale riconoscimento da parte del governo italiano dello Stato palestinese rappresenterebbe “un segnale importante” che favorirebbe la riapertura del “processo di pace con il prossimo governo israeliano e la soluzione a due Stati”.
A livello globale sono già 135 i Paesi che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina. Tra questi non ci sono gli Stati Uniti e la maggior parte dei Paesi europei. Fanno eccezione alcuni Paesi dell’Est Europa, che hanno proceduto al riconoscimento prima di entrare nella Ue, e la Svezia.

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Federica Casciato