Rio 2016: Viviani e Bruni, rivalsa italiana

In questo ferragosto olimpico di Rio, l’Italia è riuscita a ottenere altre importantissime medaglie da aggiungere alla collezione. Stiamo parlando delle splendide medaglie ottenute da Viviani nella pista omnium e dalla Bruni nel nuoto di fondo. Rispettivamente un oro e un argento, dal valore inestimabile anche per il modo in cui sono state ottenute.

Già, perché l’oro di Elia Viviani e l’argento di Rachele Bruni rappresentano la vittoria dell’Italia che non si arrende, che si esalta di fronte alle avversità. Un’Italia che non si limita a rialzarsi dopo la caduta, ma che si spinge oltre per ottenere il massimo, sempre e comunque. Questi sono i meriti di Viviani e Bruni, entrambi vittime di episodi spiacevoli che hanno rischiato di precludere l’esito della loro gara.

L’ORO DI VIVIANI – Viviani era sceso in pista con l’amaro ricordo di Londra, quando vide sfumare il primo posto e, addirittura, non riuscì nemmeno a salire sul podio. Oggi, però, gli occhi sono diversi, più determinati e soprattutto più esperti di allora. L’avversario, invece, è sempre lo stesso: Mark Cavendish che, nel corso della gara, è stato protagonista di una bruttissima caduta con il sudcoreano Park Sanghoon, franato a sua volta addosso al nostro Viviani a 108 giri dalla fine della gara. Un duro colpo, soprattutto psicologico. Eppure Viviani si è rimesso in sella e ha continuato a pedalare con la rabbia di un leone, aggiudicandosi una delle medaglie d’oro più belle di tutta l’olimpiade di Rio.

L’ARGENTO DELLA BRUNI – Non meno combattuta la medaglia d’argento di Rachele Bruni nel nuoto di fondo. La venticinquenne toscana ha gestito nel migliore dei modi una gara lunga ed estenuante, controllando le proprie energie in vista dell’allungo finale che, se proprio non sarebbe bastato a battere l’olandese Van Rouwendaal, perlomeno avrebbe garantito un piazzamento da podio. E così è stato. La Bruni era riuscita a contendersi la medaglia d’argento fino all’ultimo istante con la francese Muller, arrivando forse con qualche istante di anticipo al traguardo. Eppure, era stato assegnato il bronzo a Rachele e l’argento alla Muller.

La verità ci ha messo poco a emergere dallo splendido fondale di Rio: la Muller ha trattenuto Rachele Bruni per arrivare prima al traguardo e la squalifica è stata inevitabile. Quindi, dopo tanti sforzi e, a quanto pare, vere e proprie lotte, Rachele Bruni è riuscita a portare a casa una splendida medaglia d’argento. Che per noi è una medaglia d’oro perché, come quella di Viviani, è la medaglia di chi non si arrende, di chi cade, subisce e si rialza più forte di prima. È la rivalsa italiana.

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Alex Marino