Rio 2016: Abagnale-Di Costanzo bronzo

Era iniziata molto bene la giornata olimpica per gli italiani con una medaglia storica nel canottaggio: il bronzo, nel due senza, di Giovanni Abagnale e Marco Di Costanzo. Poi, la sindrome della medaglia di legno. Ma questa giornata olimpica sarà ricordata per altro. In particolare per due eventi. Andiamo con ordine.

CAPITOLO AZZURRO – Come detto, la giornata si apre con il sorriso perché Abagnale e Di Costanzo conquistano un bronzo storico nel canottaggio. Ma dietro questa medaglia c’è molto di più, c’è una vera e propria impresa.

Se si considera, infatti, che un atleta impiega anni per prepararsi a un’Olimpiade, per i due campani c’è voluto un mese scarso. Nata per caso, nata nell’ultimo raduno preolimpico dopo la squalifica per doping di Mornati, questa imbarcazione ha trovato la sinergia e le motivazioni giuste in pochissimo tempo ed è andata a Rio serena e senza pressioni. Così, dopo una semifinale strepitosa e un recupero in finale, hanno sorpreso tutti … anche loro stessi, come ha detto Abagnale dopo la gara con il bronzo al collo.

abagnale

Petra Zublasing

Medaglie di legno – Da qui in poi, solo medaglie di legno. Prima con il doppio di Battisti e Fossi, poi, sempre nel canottaggio, con il più quotato quattro senza pesi leggeri di Oppo, Goretti, Ruta e La Padula. Ma la più inaspettata, da cui si chiedeva una medaglia, magari quella più pregiata, da Petra Zublasing nella carabina 50mt 3 posizioni. L’altoatesina, dopo un’eliminatoria favolosa, non ha retto la pressione nel terzultimo tiro che l’ha condannata al quarto posto.

Gli altri italiani – Bellissima vittoria del Setterosa contro l’Australia per 8 a 7 nel finale grazie a una magia della Bianconi. Nel tennis le speranze, dopo l’uscita, nel doppio femminile, della coppia Errani-Vinci e, nel singolare, di Fognini, sono appese nel doppio misto. Approda ai quarti, infatti, la coppia Fognini-Vinci.

Nel volley maschile nessun problema. Gli azzurri conquistano la terza vittoria consecutiva battendo senza esitazioni il Messico. Nel beach volley, le nostre coppie, Nicolai-Lupo e Menegatti-Giombini, escono sconfitte dai propri rispettivi incontri ma con due prestazioni splendide che fanno ben sperare per le fasi finali.

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Simone Biles (USA)

SIMONE BILES – Un fenomeno incanta la Rio Olympic Arena. Si tratta della giovane statunitense Simone Biles. Classe ’97 è arrivata a queste Olimpiadi con il favore del pronostico. È arrivata con un palmares alle spalle impressionante: 10 medaglie d’oro ai Mondiali, 3 Mondiali consecutivi vinti (mai nessuna ci era riuscita) per citare alcuni titoli. È arrivata per l’incoronazione e così è stato. Il pubblico e la giuria sono stati totalmente catturati dalla sua forza, dalla sua grazia e, soprattutto, dalla sua esplosività. Gli esercizi non sono solo più esercizi con lei, sono un’opera d’arte quasi come toccati da una scintilla divina racchiusa in un corpo di un metro e 45 centimetri. E ora i paragoni e i giudizi si sprecano: stiamo ammirando la più grande ginnasta di tutti i tempi?

RUGBY A 7 – Non divina come la Biles ma sicuramente storica la nazionale figiana di rugby a 7. Storica perché conquista la prima medaglia per questa nazione e si tratta del metallo più prezioso. Come il fenomeno della Rio Olympic Arena, la squadra figiana è arrivata a Rio con il favore del pronostico. Unico ostacolo poteva essere l’avversaria di sempre: la Nuova Zelanda. Ma è stata sconfitta ai quarti 12 a 7. Poi dominio assoluto, soprattutto in finale dove hanno frantumato la Gran Bretagna per 43 a 7.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).