Uccide il marito con un matterello

Uccide il marito con un matterello – Arezzo.  E’ accaduto a Terranuova Bracciolini, in provincia di Arezzo intorno alle 23,00 di ieri. Un nuovo ,agghiacciante caso di uxoricidio, stavolta al maschile. Una donna di 60 anni, al culmine di un’accesa lite con il coniuge, pare si sia scagliata su di lui con un matterello da cucina, fino ad ucciderlo. Nonostante il tempestivo intervento dei soccorsi per l’uomo, 65enne originario di Arezzo, non c’è stato nulla da fare : è morto sul colpo. A dare l’allarme la figlia 25enne, che ha subito chiamato il 118 dichiarando all’attonito personale paramedico che il padre era a terra “con la testa fracassata”. Uno scenario “da brivido” quello che, stanotte, si è presentato davanti agli inquirenti, e che ha seminato sgomento anche tra medici e forze dell’ordine: il corpo dell’uomo era riverso ,in condizioni indescrivibili, tra il bagno e il corridoio e la donna, rea confessa giaceva, in evidente stato di shock, sul divano.

Uccide il marito con un matterello – Arezzo.  Un altro caso di cronaca nera, l’ennesimo uxoricidio che riaccende polemiche, dibattiti e perplessità sulle complesse dinamiche uomo donna, soprattutto all’interno di “fatiscenti”nuclei familiari dalle continue lotte intestine. Incomprensioni,discussioni,prevaricazioni diventano, oggigiorno, campanello di allarme di un profondo malessere che, spesso, degenera nella tragedia.Una violenza di genere, maschile e femminile che, sicuramente, deriva dalla diseducazione ad una forma di rispetto di sé e dell’altro, anche e soprattutto all’interno di uno stesso nucleo familiare. Un dramma sociale che si allarga a macchia d’olio anche al di fuori delle mura domestiche; un melodramma della incomunicabilità che porta l’individuo a bypassare un dialogo che dovrebbe costituire la base di ogni sana relazione umana. E’ questa la grande contraddizione dell’odierna società del consumo e della “social addict” mania.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.