Tragedia ad Arezzo: bimba muore in auto

Tragedia ad Arezzo – Lo Stato e la legge del “procrastinare”. Morti bianche sui seggiolini delle auto: un fenomeno che continua a mietere vittime all’interno di anonimi “abitacoli lager” figli della società del consumo. Genitori sempre più distratti dalla frenetica routine quotidiana, così alienante da renderli, al tempo stesso, vittime e carnefici, dei lori ligi doveri.

E così, come accade ormai di consueto, anche ieri si è consumata l’ennesima tragedia da “sindrome da seggiolino auto” a Castelfranco di Sopra (Arezzo). Una bimba di un anno, per una “fatale” distrazione da parte della madre è morta, causa arresto cardiaco, all’interno del solito funesto abitacolo killer. Un nuovo, tragico episodio che, puntualmente, continua a macchiare di sangue lo stivale di uno “Stato del procrastinare”. Risale al luglio del 1998 uno tra i più eclatanti fatti di cronaca di “morte bianca”: a Catania un ingegnere di 37 anni parte da casa, intorno alle alle 8.00, insieme al figlio di due anni ma, distratto dai frenetici impegni lavorativi, dimentica il piccolo Andrea sul seggiolino della propria vettura. Soltanto intorno alle 14.00 l’uomo si rende conto di ciò che ha fatto. Il piccolo muore ustionato e asfissiato. Stesso episodio a Merate (Lecco), il 30 maggio del 2008; a Teramo, il 23 maggio 2011; a Passignano sul Trasimeno (Perugia), il 28 maggio del 2011; a Piacenza, giugno 2013; a Vicenza, giugno 2015. E ora la tragedia ad Arezzo.

Di fronte a tanto orrore lo Stato continua a tacere, avvalendosi della “manovra politica” dell’eterno procrastinare. Eppure in Parlamento, dall’ottobre del 2014, è depositata una proposta di legge ( firmata da Gianni Melilla, Scotto, Zaratti, Quaranta, Farina, Ricciatti, Pannarale, Nicchi), per affrontare il problema delle morti da “sindrome da seggiolino auto”.

Nell’introduzione a questa importante proposta legislativa si rileva che: “è urgente introdurre nuove disposizioni nel codice della strada, in forza delle quali diventi obbligatorio adottare un sistema di allarme che segnali la presenza del bambino nel seggiolino del veicolo e scongiuri possibili e inspiegabili tragedie”. Ma, al momento, il semaforo italiano delle contraddizioni segna ancora il pallino rosso sangue di una profonda, triste, proverbiale indignazione.

Vai alla Home Page di LineaDiretta24.it

Leggi altri articoli dello stesso autore

Vuoi commentare l'articolo?

Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.