Totti Spalletti una guerra mai iniziata

Totti Spalletti fine primo round? Definirlo un week end turbolento quello passato in casa Roma sarebbe riduttivo. Diciamo che tra Trigoria e lo Stadio Olimpico si è vissuto un terremoto tecnico-sentimentale che non si era mai visto. Prima le dichiarazioni al vetriolo del capitano giallorosso, poi la reazione forte di Spalletti, infine una mano tesa dello stesso allenatore verso il suo capitano. Nel mezzo la partita Roma Palermo che è risultata un impiccio nell’ingarbugliato match Totti Spalletti. In tutto ciò una società colpevolmente muta e assente.

Sabato sono arrivate come un fulmine a ciel sereno le dichiarazioni di Totti, che in un’intervista al TG1, per dirla alla Spalletti, ha “sganciato tre o quattro missili” che hanno fatto tremare tutto l’ambiente Roma. “Voglio più rispetto”, “in questa situazione non so starci, sto male”, “il rapporto con Spalletti si limita al buongiorno e buonasera”. Domenica, dopo una serata di voci, indiscrezioni e commenti è arrivata la presa di posizione dell’allenatore, che ha allontanato il capitano giallorosso dal ritiro della Roma, non convocandolo per la partita della sera. La Roma poi stravince contro il Palermo e nel post partita arrivano finalmente le motivazioni di Spalletti: “non volevo, ma il mio ruolo è questo”, “se avessi lasciato correre avrei mancato di rispetto a tutto lo spogliatoio”. Giustificazioni comprensibili e condivisibili, ma soprattutto dall’allenatore giallorosso arriva una mano tesa verso il capitano giallorosso: “Non abbiamo litigato, gli è solo partito qualche missile”, “sono affranto da questa situazione” e “domani chiarirò tutto con lui”. Ora non sappiamo se Totti chiarirà pubblicamente l’accaduto, forse no, lo farà privatamente con Spalletti, ma quel che è certo è che tra i due il rapporto non si è mai davvero incrinato. Lo scontro Totti Spalletti in realtà non c’è mai stato. Sono stati attori di un gioco delle parti dove il vero protagonista era la società Roma.

Il mirino dei “missili” di Totti era direzionato verso Boston e non verso Certaldo. Spalletti domenica ha deciso in un certo modo, diventando il braccio armato di una società silente e vigliacca. Un direttivo, che da cinque anni demanda i suoi tesserati (giocatori o allenatori) a togliere le castagne dal fuoco, rimanendo perennemente nascosto dietro un angolo in attesa di sviluppi, deresponsabilizzandosi da qualsiasi decisione. Ieri è toccato a Spalletti metterci la faccia, prima allontanando Totti e dopo parlando ai microfoni,  quando ha spiegato, giustificato, analizzato e provato a risolvere una situazione che avrebbe dovuto gestire in toto la società Roma. In realtà una figura societaria si è paventata davanti ai microfoni, nella persona di Baldissoni che nel pre gara ha avallato la scelta di Spalletti, commentando il terremoto Totti con un serafico: “Non c’è nessuna posizione da prendere, il fatto di Totti riguarda l’area tecnica”.

Premesso che le parole “rispetto”, “così non sto più starci”, “il contratto scade tra quattro mesi” non hanno senso di esistere nell’area tecnica, il punto è che qualsiasi società seria si sarebbe presa la responsabilità decisionale e comunicativa di tutta la questione. Qui non si sta dicendo se Totti ha fatto bene o male, se Spalletti ha ragione o torto, qui si sta valutando l’operato di un direttivo totalmente deficitario in questo terremoto. Come si fa a non far uscire un comunicato dopo le dichiarazioni di un tuo tesserato? Come è possibile che un Presidente non dica una parola su una situazione tanto delicata quanto importante? Con quale coraggio si demanda ogni responsabilità e decisione ad una persona che è pagata per mettere i giocatori in campo e vincere le partite? Il Presidente, l’Amministratore Delegato, il Direttore Generale, il Direttore Sportivo cosa ci stanno a fare?

Sicuramente sia umanamente che tecnicamente la questione era già stata risolta prima di deflagrare. La vicenda Totti Spalletti va rivista come Totti Roma e Roma Spalletti. La società deve risolvere questa situazione. E’ obbligata a parlare con Totti e capire cosa vuole fare e decidere con lui il meglio per entrambi. Allo stesso modo è obbligata a lasciare Spalletti a parlare e lavorare sul campo. Per il bene della Roma, per il bene dei tifosi. Perché la Roma è dei tifosi e di nessun altro.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.