Svizzera, paesino rifiuta i rifugiati: preferisce pagare per non averli

I residenti di Oberwil-Lieli in Svizzera, uno dei villaggi più ricchi d’Europa, hanno scelto di pagare una multa di 200.000 franchi invece di accettare l’assegnazione di dieci rifugiati, come impone la quota statale svizzera. Gli abitanti hanno votato ‘no’ al referendum indetto sulla questione, con un 52% a favore e un 48% contrario, scegliendo di accettare la pena pecuniaria pur di non avere stranieri sul loro territorio.

Il governo svizzero, su indicazione della Comunità Europea, ha proposto un sistema di quote per tutte le 26 contee, al fine di soddisfare la sua promessa di offrire asilo ai 50.000 richiedenti in tutto il paese. Ma Oberwil-Lieli, che dispone di 300 milionari in una popolazione di 2.200 persone, ha respinto la richiesta. Un residente ha detto in un’intervista: Non li vogliamo qui, è più semplice di quanto sembri. Abbiamo lavorato duramente per tutta la vita per ottenere questo bel posto e non vogliamo che nessuno ce lo rovini. Non siamo adatti ad accogliere i rifugiati. Non si adatterebbero qui”.

Ovvia l’indignazione della società civile che accusa la cittadina di razzismo. Il voto però ha espresso una sostanziale divisione paritaria all’interno della città e dalle parole di un’altra intervistata, madre di due figli e abitante del villaggio, si nota l’imbarazzo per la scelta dei suoi concittadini: “Sarebbe giusto aiutare qualcuno che è meno fortunato di noi. Purtroppo, a causa di molti, sembra che il paese non si interessi del prossimo e che pensi solo a se stesso e non è assolutamente così.”

Ma lo stesso sindaco di Oberwil-Lieli Andreas Glarner, nega le accuse di razzismo, adducendo problematiche appaiono più come scuse che come una reale volontà di sostegno: “Non sappiamo se i 10 rifugiati vengono dalla Siria o da altri Paesi. Certo, i rifugiati che vengono dalla Siria dovrebbero essere aiutati, ma sicuramente sarebbe meglio farlo in accampamenti più vicini a casa loro. Potrebbero anche essere inviati dei soldi per aiutarli, ma se li ospitiamo tutto ciò che faremmo sarebbe mandare un messaggio sbagliato. Altri potrebbero voler venire, rischiando la loro vita attraversando l’oceano”.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.