Stupra turista a Roma: bengalese in manette

Stupra turista a Roma –  Ancora scossi dall’ultimo caso di cronaca nera che ha visto coinvolti due “incensurati” carabinieri, ed ecco un altro sconvolgente episodio di violenza gratuita. Stavolta lungo le strade affollate della capitale. Nella notte tra venerdì e sabato un uomo, un bengalese di 22 anni, ha stuprato, picchiato e derubato una turista finlandese in vacanza nel Bel Paese degli orrori. La giovane donna, dopo aver trascorso una serata in compagnia delle amiche, sembra sia stata avvicinata dall’uomo che, con fare gentile, pare si sia offerto di riaccompagnarla a casa con la propria auto. Ma, a pochi metri di distanza dal locale, l’ingenua ragazza è stata subito oggetto di morbose attenzioni da parte del ventiduenne bengalese che, di fronte al rifiuto dell’ignara vittima, ha iniziato a minacciarla di morte. Dalle parole alla violenza fisica il passo è stato breve. Dopo aver abusato sessualmente della giovane donna, precedentemente derubata e colpita con una pietra, l’uomo si è dileguato nel buio lasciando la ragazza in balìa del suo avverso destino. I soccorsi di passanti e forze dell’ordine non si sono fatti attendere. E’ stata subito caccia all’uomo. La vittima, ancora sotto choc per la violenza subita, non si è persa d’animo ed ha subito denunciato il suo carnefice. Dopo lunghe ore di latitanza l’uomo è stato, finalmente, intercettato dagli agenti della squadra mobile e sono subito scattati gli arresti.

 

Stupra turista a Roma – Un caso di cronaca nera, l’ennesimo, che riaccende interrogativi, in primis, sulla sicurezza delle nostre città. Ma anche sul diritto ad essere donna: una lotta sociale quotidiana contro gli “aut aut” del “se l’è andata a cercare”. Questo triste episodio di “violenza di genere” riporta alla luce un altro increscioso episodio di cronaca: la triste storia della 14enne di Melito calabro; due volte vittima: del suo carnefice e degli ottusi abitanti di un piccolo paese di provincia. “Sapevamo che era una ragazza un pò movimentata” : di fronte a queste dichiarazioni i giornalisti rimangono attoniti. Un requiem da bigottismo di massa che si conclude con l’incestuoso “amen” del parroco del paese che dichiara: “Purtroppo corre voce che questo non sia un caso isolato. C’è molta prostituzione nel paese”. Tra diavoli e acqua santa pare che anche la dignità sia andata a farsi benedire nel turpe, triste e misogino bel paese della vergogna nazionale.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.