Stepchild adoption in Italia, il sì del Tribunale ad una coppia di mamme

Una sentenza del Tribunale civile di Roma ha fatto fare un passo in avanti alla Stepchild adoption in Italia, riconoscendo ad una coppia di mamme romane il diritto di adottare la figlia avuta grazie alla fecondazione eterologa. La sentenza non corrisponde ad un’adozione piena, ma permetterà al genitore non biologico di evitare una serie di ostacoli burocratici: dal prendere la figlia a scuola, alla possibilità di andare in viaggio con lei.

Rory Cappelli, giornalista e madre non biologica della bambina ha detto, attraverso un comunicato divulgato dall’associazione Famiglie Arcobaleno: «Vivevo nel terrore che mi potesse accadere qualcosa o che potesse accadere qualcosa a nostra figlia. Adesso con questa sentenza, dopo quasi quattro anni, posso finalmente respirare. La bambina che ho cullato, consolato, che ho visto crescere, che ha imparato a parlare anche insieme a me, che ho curato quand’era malata, che mi ha fatto commuovere perché con le sue manine mi faceva una carezza, la bambina che mi ha sempre chiamato mamma, adesso la mamma, l’altra mamma, ce l’ha per davvero, anche per lo Stato. Potrò stracciare la delega che mi permette di andare a prenderla a scuola. Potrò rifare i documenti, metterci anche il mio nome e partire con lei. Potrò esserle accanto senza che nessuno si possa domandare chi sono».

Ma la stepchild adoption in Italia – ovvero la possibilità di adottare il figlio biologico del proprio partner – a che punto è? Nonostante la sentenza del Tribunale di Roma manca ancora nel nostro paese una legge che disciplini la genitorialità omosessuale, relegando le decisioni sui singolo casi ai Tribunali, dove le situazioni rimangono bloccate anche per lungo tempo. «La mancanza di una legislazione chiara – spiega la presidente dell’associazione Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia – impedisce a molti bambini nella stessa situazione di avere riconosciuti i loro diritti. Si sta creando nel paese una situazione a macchia di leopardo che non è degna di un Paese civile».

 

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».