Sparatoria Bergamo: ucciso per 600 euro

Sparatoria Bergamo- Amandeep Singh non ce l’ha fatta. Il ventiduenne indiano rimasto ferito durante un’accesa lite con alcuni suoi connazionali è morto stamane, all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove era stato ricoverato, la notte scorsa, in condizioni gravissime. L’uomo era stato colpito da un proiettile esploso da un connazionale all’interno di un appartamento sito a Palosco, nel bergamasco. Motivo della letale discussione un debito di 600 euro che la vittima ha infine, ironia del destino,riscattato con la sua giovane vita. Dalle ultime indagini svolte dagli inquirenti pare si tratti di un omicidio premeditato. Sembra, infatti, che l’ingenuo Amandeep sia stato contattato più volte, attraverso facebook, da una giovane ed avvenente donna; un’ identità frutto di un piano, dietro al quale si nascondeva lo strategico “profilo” di connazionali senza scrupoli , accecati dall’odio del dio denaro. E infatti, attraverso il sottile e perverso gioco di false identità, pare che il ventiduenne sia stato adescato, dalla sedicente “donna”, nel luogo della tragedia dove, ad attenderlo, c’era il copioso gruppo di connazionali con i quali il ragazzo aveva, da sempre, condiviso lavoro e svago.

Sparatoria Bergamo – In queste ore si sta facendo luce su questa triste vicenda. Le autorità competenti stanno passando in rassegna tutte le eventuali ipotesi. Si vocifera che, all’interno della comunità indiana ora sotto accusa, episodi di violenza legati a piccoli tornaconti personali siano all’ordine del giorno.  Un dramma, quello odierno, che pone l’accento sul valore e sulla sacralità della vita. La cronaca quotidiana sembra pullulare in maniera costante ed irriverente di stupri, omicidi, violenza domestica: lotta di genere, di etnia, di classe. Un abominevole campanello di allarme di una società in “cancrena”, in balìa di un arrivismo che calpesta, irriverentemente, persino la dignità umana che dovrebbe contraddistiguere l’uomo dalla bestia di questo subdolo pseudoumanesimo imperante ed autosistruttivo.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.