Spalletti-Totti il grande freddo: “Se tornassi indietro non allenerei mai la Roma”

Spalletti-Totti caso numero? Ormai non si contano più, il dualismo tra l’allenatore della Roma e il suo capitano sembra non avere fine. Ieri a San Siro una nuova puntata. Con il risultato ormai fissato sul 3-1 per i giallorossi, Spalletti decide di effettuare la terza e ultima sostituzione, togliendo uno stanchissimo Edin Dzeko e facendo entrare Bruno Peres. Non Francesco Totti, all’ultima gara a San Siro, ma il brasiliano. Con uno stadio già pronto a tributargli una giusta standing ovation, Spalletti ha preferito pensare al risultato più che ai sentimenti, relegando il capitano della Roma ad osservare tutta la gara in panchina, senza regalargli la gioia e l’onore di un lungo applauso di 60.000 persone. Apriti cielo.

Spalletti-Totti

Ovviamente nel post gara, il mancato ingresso in campo di Totti è stata la domanda più gettonata. Un continuare a voler toccare il dualismo Spalletti-Totti che alla fine ha fatto sbottare l’allenatore giallorosso, con una frase che sa di resa – soprattutto dal punto di vista nervoso: “Se tornassi indietro non verrei mai ad allenare la Roma. Quando lo metto negli ultimi 5 minuti dite che lo prendo per il c…, se non lo faccio perché non l’ho fatto. Mettiamoci d’accordo – si sfoga Spalletti – È il discorso che ho fatto da quando sono venuto: non datemi la gestione della storia di Totti, ma del calciatore. Quando sono arrivato a Roma ho chiesto subito al presidente e agli altri di fare chiarezza con lui e invece siamo ancora qui: evidentemente non sono stato in grado di farmi capire bene…”. 

La misura appare colma, almeno da parte dell’allenatore della Roma. Totti a fine anno smetterà, gli restano 270′ prima di concludere la sua carriera. È comprensibile il limite nervoso raggiunto da Spalletti sulla questione Totti. Ogni domenica a chiedergli del capitano giallorosso, anche ieri a San Siro, probabilmente, qualsiasi cosa avesse fatto gli sarebbe stata rinfacciata. Però alla Scala del Calcio, un monumento come Francesco Totti, forse, avrebbe meritato un addio migliore. 10 minuti sul 3-1 per la Roma forse se li sarebbe meritati, per regalare al calcio italiano “La Cartolina” da conservare gelosamente nel cassetto dei ricordi.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.