Sbranata da una tigre: terrore a Londra

Sbranata da una tigre. È successo ad Hamerton, all’interno dello zoo più famoso di Londra, nel Cambridgeshire. Una donna, addetta alla custodia del parco, è stata aggredita e uccisa da una tigre. Una storia di ordinaria follia la tragedia che si è consumata, nella mattinata di ieri, nello zoo park britannico. Da una prima ricostruzione dei fatti pare che il felino sia riuscito a scavalcare la recinzione bypassando l’area “protetta”, fino a raggiungere la donna, aggredita e ridotta in fin di vita di fronte al panico di una folla attonita e impaurita. A pochi minuti dall’accaduto un nuovo allarme ha seminato paura e costernazione tra i londinesi: la notizia, poi smentita dagli stessi mass media, della fuga di un’altra tigre. Uno dei presenti, Kevin Fernandez, ha scritto sul suo profilo facebook: “Ero allo zoo di Hamerton. Una delle tigri è scappata. Non ho mai corso così veloce in vita mia: loro hanno chiuso il parco e sono arrivate le ambulanze; credo che qualcuno sia stato morso”.

Sbranata da una tigre. Un episodio, quello di Hamerton, diffuso quasi in sordina dalla polizia locale che ha definito l’accaduto come “un evento eccezionale”. Eppure, di eccezionale, questa tragedia ha ben poco. Risale, infatti, al 2008 un altro increscioso dramma di ordinaria superficialità da parte degli addetti ai lavori del più famoso e “tutelato” circo dell’interland londinese. Un ghepardo riuscì a varcare i confini di gabbie e cancelli e a trovare asilo nel giardino di una villa poco distante dallo zoo, a pochi metri dalla sagoma di un bambino di nove anni che, tra incredulità e paura, segnalò l’increscioso incidente alle autorità “competenti”.

Aperto nel 1990, l’Hamerton zoo park ospita diverse specie di felini, tra cui tigri del Bengala e della Malaysia, entrambi esemplari molto pericolosi. Al di là di qualche indiscrezione, l’episodio resta isolato in un alone di ufficiosità. Di ufficiale c’è solo la notizia che, oggi, il parco degli orrori resterà chiuso e, quasi certamente, resterà isolata anche l’ennesima tragedia del “ forse si poteva evitare”.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.