Referendum Job Act? Se vince il si sarà una Caporetto per il PD

Il PD naviga in cattive acque. Dopo la bomba scoppiata a seguito del referendum costituzionale, i parlamentari di fede renziana potrebbero scontrarsi contro un altro iceberg: il temibile referendum sul Jobs Act. Tale referendum, promosso dalla Cgil con la raccolta di 3,3 milioni di firme, avrebbe come obiettivo ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori nelle aziende sopra i 5 dipendenti, tutelare i dipendenti delle imprese subappaltatrici, nonché cancellare i famigerati voucher (che il sindacato stesso ritiene “la nuova frontiera del precariato”).

La Cassazione ha dato il primo via libera, ora la parola sull’ammissibilità dei quesiti passa alla Corte Costituzionale. Qualora il progetto andasse in porto la consultazione potrebbe svolgersi tra aprile e maggio 2017, a meno che, in quel lasso di tempo, fossero indette delle elezioni anticipate, cosa altamente improbabile dato che il neo governo Gentiloni ha una precisa scadenza. Per questo motivo si è scatenato il panico tra le poltrone del PD, i cui occupanti si stanno scervellando sul come riuscire ad evitare l’impatto disastroso con il temibile referendum e, allo stesso tempo, non tornare alle vecchie tutele dell’articolo 18 (legge 300 del 1970). E l’impatto sarebbe davvero disastroso poiché, dopo la sconfitta del Sì al referendum costituzionale, e vista l’aria che tira, il quorum, in questo caso necessario, verrebbe sicuramente raggiunto dato l’argomento ad alto tasso di sensibilità sociale.

Per evitare una proverbiale “Caporetto”, bisognerebbe o sconfessare il Jobs Act, il che rappresenterebbe un dietrofront clamoroso, oppure, come suddetto andare ad elezioni anticipate. Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro ha sollevato la spinosa questione, dicendo: “Attenzione, è un problema enorme da non sottovalutare. Sui voucher il problema si può risolvere tornando alla legge Biagi, e dando agli stessi un carattere occasionale e accessorio. Molto più difficile sarà evitare il referendum sull’articolo 18, ma non possiamo stare fermi quando i dati Inps indicano una crescita dei licenziamenti, soprattutto di quelli disciplinari”. Dunque, con queste premesse, è probabile che presto sarà necessario constatare il decesso del Jobs Act.

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Claudia Pellegrini

Nasce a Sora nel lontano 1978. Cresce divorando libri di ogni genere e consumando penne su fogli di quaderno. Tra una storia e l’altra si diploma al Liceo Classico, e sceglie di lasciarsi alle spalle la Ciociaria ed i gatti per tentare la fortuna a Roma dove, nel corso degli anni, consegue prima una Laurea Magistrale in Lettere Moderne, e poi, più per noia ed abitudine che per amore dello studio, ritorna nei corridoi della Sapienza per conseguirne un’altra in Editoria e Scrittura. Lettrice seriale e maniacale (toglietele tutto ma non i suoi libri), “gattara” e pizzaiola, divoratrice di film horror e serie tv, nonostante sia ormai un reperto archeologico ancora non ha trovato la sua strada nel mondo. Forse è nascosta tra le pagine di un libro magari scritto proprio da lei.