Quartiere Appio: la scuola degli orrori

Quartiere Appio – Roma. Scene di ordinaria follia all’interno delle mura scolastiche di una nota scuola romana. Dopo mesi di indagini , gli investigatori della Polizia di Stato del commissariato Appio hanno eseguito la misura cautelare disposta dal gip nei confronti di un’insegnante di 54 anni, ora agli arresti con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di minori.
La pseudo “educatrice”, già nota nell’ambiente scolastico per la sua didattica della violenza, è stata finalmente colta il flagranza di reato grazie all’ausilio di telecamere nascoste e alla testimonianza di ex alunni determinati a porre fine all’inaudito, perverso gioco dell’”io speriamo che me la cavo”. Dalla mattinata di ieri, questo squallido teatrino di matrice hitchcochiana è, finalmente, giunto al capolinea. Un programma didattico da guinness dei primati: una “maestria degli orrori” che la donna esercitava da anni sui piccoli allievi costretti a subire violenze pscicologiche e fisiche di ogni genere. Ad incastrarla sembra sia stato l’ennesimo, inconcepibile atto di disumana follia: la donna avrebbe, infatti, esercitato la sua magistrale tirannia su una bambina, con difficoltà psicofisiche riconosciute, infilando barbaramente la testa della sfortunata malcapitata all’interno del cestino della spazzatura.

Quartiere Appio – Roma. Di fronte a questa dilagante antipedagogia scolastica hanno destato scalpore le dichiarazioni della GILDA (organo preposto alla “tutela” degli insegnanti) che, in merito a questo “increscioso” episodio, attraverso le pseudorassicuranti parole del dirigente Fabrizio Reberschegg ribadisce la necessità di “una proposta di legge sulla cosiddetta mobilità intercompartimentale” e “prevede per l’insegnante che non è più in grado di svolgere il suo lavoro, lo spostamento in altri ministeri”; ovvero “lo spostamento dell’insegnante al Provveditorato o al Ministero dell’Istruzione”. Perché secondo l’”imparziale” giudizio dell’illustre sindacato delle “occultazioni” “il lavoro dell’insegnante, bisogna capire, non è un semplice lavoro impiegatizio: ha dei riflessi sulle persone, sui bambini, in questo caso. E se uno non è in gradi di farlo, va spostato“. Questa “filosofia dell’impunibilità” fortunatamente è stata soffocata sul nascere dal “magistrale” intervento delle forze dell’ordine che hanno posto fine al lungo calvario dell’infanticidio didattico di una gioventù bruciata dalla buona scuola delle infinite contraddizioni.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.