Nuovo attentato in Turchia?

Attentato in Turchia- Questa mattina, alle ore 9.45 ora italiana, nella cità turca di Diyarbakir, sita nella zona curda del paese di cui è considerata la capitale, si è registrata una forte esplosione. L’ordigno, secondo ricostruzioni giornalistiche avrebbe colpito i poliziotti che stavano eseguendo lavori di riparazione di un veicolo blindato nel quartiere di Baglar, nei pressi di un’importante caserma delle forze di polizia che alloggia reparti antisommossa: si parla di quattro feriti.

Attentato in Turchia- Pur se sulla dinamica dei fatti se ne sa davvero poco e le notizie sono fresche, già si parla di attentato con le indagini che ovviamente si dirigerebbero nei confronti di quelle organizzazioni che si battono per l’indipendenza del popolo curdo da Ankara. Da quando il governo turco e le varie organizzazioni curde hanno interrotto le trattative la zona curda, ricordiamo confinante con la Siria, e soprattutto la città di Diyarbakir sono scosse da continui attacchi “terroristici”. Molti di questi attacchi sono stati anche rivendicati dall’ISIS, per quanto al governo di Erdogan faccia sempre comodo scaricare la colpa sui curdi per tenere alto il livello di allarme in patria. Allo stato attuale delle cose però gli inquirenti non hanno detto ancora nulla e si è fatta sentire una voce che parla di un incidente.

Attentato in Turchia- Ricordiamo che tra una settimana si terrà il referendum sul presidenzialismo tanto voluto dal presidente Erdogan. proprio la questione del Curdistan è quella più spinosa per il presidente turco che da quando è cominciato il conflitto in Iraq e poi in Siria si è ritrovato la guerra in casa e possiamo dire che sotto certi aspetti ne stia approfittando. Nel coflitto a “bassa intensità” sono già morte 40.000 persone e se le parti non trovano un compromesso i problemi da quelle parti potrebbero peggiorare. La vittoria del presidenzialismo potrebbe dare al presidente turco poteri maggiori e i timori per le libertà individuali aumentano, del resto il paese vive da mesi in stato d’emergenza dal momento del fallito golpe.

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Francesco Corrado