News – Vent’anni senza Troisi

Massimo Troisi se n’è andato un sabato afoso di vent’anni fa, il 4 giugno del 1994 […].Della prima volta sul palco raccontò «mi proposero una particina, quattro parole. Ma è stato l’incontro con l’imprevisto, un gioco. Poi è scoccata la scintilla dell’innamoramento […]» […].

La notorietà televisiva arriva con le trasmissioni Non stop, La sberla, Luna Park. Il successo al cinema esplode nel 1981 con Ricomincio da tre: costa 450 milioni di lire, incassa più di 14 miliardi. Lo ha scritto con la compagna Anna Pavignano (autrice del romanzo Da domani mi alzo tardi, che immagina Massimo come sarebbe oggi). «La storia di Ricomincio da tre rappresentava la parabola di Massimo. La scelta di non fare quel che è stato deciso da altri. Il padre di Gaetano nel film gli dice “devi fare il geometra”, lui invece parte». E’ successo a Massimo nella vita privata. Seguono Scusate il ritardo, nel 1983 e Le vie del signore sono finte, nel 1987, fino a Pensavo fosse amore e invece era un calesse del 1991. Ettore Scola lo chiama per interpretare due film: Splendor e Che ora è? Che vale a lui e a Marcello Mastroianni la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia. Sodalizio felicissimo quello con Roberto Benigni e Non ci resta che piangere, l’avventura spaziotemporale di un bidello e un maestro che si ritrovano nel Rinascimento: 15 miliardi di incassi e battute culto entrate nel linguaggio quotidiano di giovani di ieri e oggi (da «Ricordati che devi morire…. mo’ me lo segno proprio», a «Ma nove per nove farà ottantuno?») […].

Stava male da tanto tempo, ormai, quando girò Il postino. Sul set poteva interpretare solo i primi piani, tanto era esausto. Ma lo voleva fare, ci teneva tantissimo, al quel personaggio tratto dal romanzo del cileno Antonio Skàrmeta. Racconta il regista Michel Radford. «Con Massimo ci vedemmo a Roma e decidemmo di trasformarlo in un film cambiarlo tutto, tranne la storia d’amore con la ragazza e il rapporto del giovane con Neruda. Le riprese furono complicate, lui girava un’ora al giorno, i primi piani. Ma avevamo tutti una pena nel cuore. Una volta lo dissi a Massimo e lui mi rispose che io avevo un’umanità che è uguale ovunque. A tutto il resto avremmo pensato noi, insieme. Era davvero una persona speciale» (fonte Repubblica). 

 

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Claudia Pellicano

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