“Big Hero 6”, l’ultimo film Disney

LOS ANGELES – Avvicinarsi al pancione taglia XXL del robot Baymax è un azzardo: lo puoi sgonfiare, crepare, ricucire con lo scotch. Ma quel cuore artificiale che batte dentro, indomito, non può spegnerlo nessuno. Lo sanno bene i Walt Disney Animation Studios che, per accendere la magia di Big Hero 6, nelle sale dal 18 dicembre anche in 3D dopo l’uscita americana che nel primo weekend ha incassato 56 milioni di dollari, finalmente compiono il sogno di incrociare il fanta-mondo delle strisce (ispirandosi all’omonimo fumetto Marvel) con i cromatismi dei cartoon anni Quaranta (Pinocchio, Fantasia, Il drago recalcitrante). Il team di Big Hero 6 ha accolto Repubblica negli Studios della Disney a Los Angeles, raccontando come si strappa alla carta, e agli storyboard, un’avventura disegnata secondo i software più sofisticati. “La sfida di questo nuovo film Disney – spiegano il regista Chris Williams e Dan Hall (Bolt; Winnie the Pooh) – è fiancheggiare la poesia di Wall-E, ricreando una San Francisco robotica di nome San Fransokyo, tanto per tagliar via ogni dubbio sul concetto di macchine autarchiche che svettano a Tokyo”.

Action, humor ed emozioni ruotano attorno ai prodigi di un ragazzino di 14 anni, Hiro Hamada, specializzato in robotica e chiamato a salvare l’esotica San Fransokyo da un pericoloso complotto: al fianco del fratello Tadashi, degli amici Go Go Tamago, iperatletica, Wasabi No-Ginger, ossessionato dalla precisione e leggermente nevrotico, Honey Lemon, maga della chimica, e il fanboy (segretamente milionario) Fred, si aggiunge il robot-infermiere Baymax (contraltare ideale dell’automa-spazzino Wall-E doppiato nella versione italiana da Flavio Insinna). La squadra di improvvisati eroi in un futuro post-umano (con esaltanti commistioni tra stile vittoriano e avvenirismo giapponese o cable car che riprendono le sagome del Palazzo Imperiale) porterà scompiglio tra cielo e terra, tra dispositivi difettosi, robot-servitori e “micro-bots” ribelli. Dopo qualche abile tocco di riconfigurazione, Baymax, sorta di Omino Michelin dall’ombelico atrofizzato, che a malapena riesce a coordinare i movimenti per acchiappare un pallone, diventerà un formidabile supereroe. Più di un infermiere, più di un umano, il suo unico scopo è la cura del paziente, in questo caso Hiro, con il quale stabilisce un contatto speciale dopo la morte del fratello, che ha progettato il robot.

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“La genesi di Big Hero 6 sta nella mia passione per i fumetti Marvel – ammette Don Hall – la mia infanzia è profondamente influenzata dalla cultura nipponica, mi interessano le conversazioni tra umani e robot, le ricerche di soft robotic, la cultura pop giapponese. Ad un certo punto mi è arrivata la notizia di un braccio in vinile, gonfiabile e non pericoloso. Era in grado di svolgere azioni semplici come lavare i denti di un uomo e aveva altre infinite possibilità. Da lì ho visionato chiaramente l’idea di un robot-infermiere che si trasforma in guerriero”. A dar vita alle meraviglie di Big Hero 6 sono stati chiamati a raccolta Jin Kim (design supervisor dei personaggi), Kyle Odermatt (visual effects supervisor), Lorelay Bove (addetta al visual development), Mark Henn (a capo dell’animazione 2D), Michael Franceschi (supervisore dell’animazione), Nathan Curtis (effects production), Nathan Englehardt (animation supervisor), Paul Felix (production designer), Shiyoon Kim (lead character designer), Michael Kaschalk (capo degli effetti) e Zach Parrish (capo dell’animazione). “Se Frozen aveva 6 personaggi principali, Big Hero 6 ne conta 15″ spiega Parrish. “Ogni superpotere acquisito dai personaggi centrali è un potere che deriva dalla loro personalità e rivela chi sono veramente. E’ stato molto difficile creare una specie di doppione dei personaggi, uno umano l’altro eroico; allo stesso tempo abbiamo pensato di rendere piuttosto semplice Baymax: i suoi occhi, ad esempio, sono circolari, neri, non cambiano mai forma né lasciano intravedere troppo le emozioni del robot. Tuttavia, ogni singolo movimento di Baymax ha richiesto 5 supervisori all’animazione e 85 animatori. Sono nato a Fort Wayne, Indiana, e dall’età di 7 anni sognavo di dedicarmi ai cartoni animati. Il sogno è diventato una professione dopo aver visto Monsters & Co., folgorante! Ho trascurato i miei sport, dodgeball, softball, basket, alpinismo e nel 2010 sono entrato a far parte dei Walt Disney Animation Studios. Quando ho visionato le prime immagini di Big Hero 6 con tutto il team, ho rivisto quel bimbo di 7 anni, nell’Indiana, lasciarsi sfuggire una riga sul volto: era una lacrima di felicità” (fonte Repubblica). 

 

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Claudia Pellicano