Napoli e Juve, la resa dei conti

Napoli e Juve alla resa dei conti; la rabbia e le lacrime di Higuaín  sono l’immagine della sconfitta e del sogno infranto. Terminano con questo quadro romantico i sogni di gloria del Napoli che per lungo tempo, e con merito, ha scritto una pagina memorabile della sua storia e di quella del calcio italiano. Una volata a due, contro una Juventus robotica e granitica, che ha sbriciolato record ed avversari,  mai paga e mai doma di successi . La resa va in scena ad Udine, alla Dacia Arena, e veste i colori bianconeri seppur di matrice friulana, quelli dell’ Udinese,  squadra che ha saputo, come merito, battere la compagine  che ha fin qui espresso il miglior calcio d’Italia. La sconfitta ha il sapore della polemica, con un copione che ha visto l’arbitro Irrati fischiare due calci di rigore in favore dei bianconeri ed un rosso all’argentino del Napoli, il mister trenta goal, Gonzalo Higuaín. Il fuoriclasse del Napoli ha mostrato una schizofrenia degna del campione, moralmente scorretta, ma verace e sanguigna, dove la classe e la passione, il gran gesto tecnico e la reazione violenta cavalcano la medesima ambizione di vittoria e di rivalsa. La Juve, dal canto suo, ha mostrato  forza e carattere, ha costruito la vittoria partendo dalla sconfitta, una rifondazione totale che, a conti fatti, ha dato i frutti sperati e meritati. Le due squadre hanno fino in fondo onorato il calcio e i suoi valori di forza e bellezza, profetizzando due modi diversi di intendere il collettivo e lo sport, entrambi validi ed affascinanti, tra nervi tesi, giocate di classe e profezie tattiche. L’unico neo, in un campionato così avvincente,  è stata  la mole polemica che da sempre contraddistingue il calcio italiano, tra chiacchiere da bar,  giochi di potere e slanci di emancipazione. I presunti favori arbitrali, la mancanza di contemporaneità dei match delle due pretendenti  Napoli e Juve, entrambe fuori dall’Europa e la storica rivalità delle due tifoserie hanno minato una serenità imprescindibile, quella garanzia fondamentale a far emergere i valori tecnici e meritocratici di cui lo sport dovrebbe essere testimone. Il torneo non ha ancora esaurito i suoi capitoli, il titolo ancora in ballo su basi matematiche, i percorsi delle due squadre ancora da compiersi fino alla resa dei conti; su un prato così verde ed affascinante, le Federazione dovrebbe essere maggiormente  garantista, tessendo una regia più sapiente e moderata, per compararsi al livello offerto fin qui, con dignità e professionalità, dagli attori in campo.

 

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Raffaele Patti