Storia di una Napoli generosa: dal “caffè sospeso” al pane fuori dal negozio

Vedi Napoli e poi muori, scrisse un estasiato Johann Wolfang von Goethe fra le pagine del suo Viaggio in Italia. Sì, perché non è mai abbastanza ricordare che Napoli non è semplicemente un meraviglioso paesaggio ma molto di più: Napoli è generosa come generose sono le persone che popolano questa terra.

Qualche anno fa, precisamente nel 2014, il New York Times pubblicando un articolo dal titolo “In Naples, Gift of Coffee to Strangers Never Seen”, raccontò al mondo la storia di una tradizione dal sapore unico, ovvero quella del “caffè sospeso”. Nata a Napoli durante la seconda guerra mondiale come forma di solidarietà, l’usanza del “caffè sospeso” consisteva nel pagare un caffè in più alla cassa da offrire in seguito a chi ne avesse avuto seriamente bisogno. Ed è così che, quando la crisi ha nuovamente attraversato la nostra penisola, la memoria dell’antico rituale (tramandato anche dai film) ha ritrovato spazio nel contemporaneo concretizzandosi nell’iniziativa della Rete del caffe sospeso e diffondendosi poi in quasi tutte le città italiane. Napoli è generosa, dicevamo. E in men che non si dica, la campagna solidale, dalle mura dei bar fuoriesce per abbracciare anche quelle dei negozi di alimentari.

“Questo pane non è in vendita. Se ti serve, prendilo”. È quanto si legge fuori da un piccolo negozio di alimentari nel quartiere napoletano dell’Arenella. Tutte le sere in chiusura, Adolfo Orabona e suo figlio Vincenzo, mettono il pane invenduto e “che altrimenti verrebbe restituito al fornitore” fuori dall’attività commerciale. Direttamente dal venditore all’indigente, così da evitare il triste spettacolo di frugare nei cassonetti della spazzatura a cui siamo sottoposti ogni giorno, fra l’indifferenza dei più e l’intolleranza dei molti. Si tratta di un gesto che sebbene all’apparenza possa sembrare piccolo, nei dati di fatto porta a un radicale cambiamento concreto: l’apertura verso l’altro, verso chi è diverso da noi. Napoli, nonostante le difficoltà che segnano il territorio da tempo immemore, è una città che amando i suoi abitanti non li abbandona. E non smette di sperare e di lottare.

 

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@_mchiara

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Mariachiara Oliva

Più conosciuta sotto falsa identità, i suoi migliori amici sono i libri, la musica e la scrittura. Cura un blog e ha scritto un lungo componimento poetico, ma sempre sotto falso nome. Non ama parlare di sé, preferisce che lo facciano gli altri. Ma in sua presenza, che sia chiaro. Da quando collabora con TV & Costume ha capito che il televisore non è solo un'estensione del tavolino.