Addio Mr Tamburino! Lutto nel mondo della musica: è morto Bruce Langhorne

“Hey, Mr Tambourine man: play a song for me! I’m not sleepy and there ain’t no place I’m going to”
(Hey, Signor Tamburino: suonami una canzone! Non ho sonno e non c’è nessun posto dove andare)

E invece Bruce Langhorne se ne è andato, in punta di piedi, con l’umiltà che contraddistingue i numeri uno. Proprio lui, “Mr tambourine man”, che con il suo tamburo turco decorato di campanellini ha ispirato il grande Bob Dylan: Langhorne o semplicemente Bruce, per i fans; sempre, ancora lui, l’eccelso chitarrista: che eufemismo etichettarlo così! No, Langhorne non era un semplice musicista professionista, lui era Bruce, il “grande virtuosista”: suonava magistralmente ben cinquanta strumenti! “Se c’era Bruce a suonare con te – ha ricordato Dylan – quello che avevi da fare era praticamente nulla”. Artista poliedrico, poeta della musica ed eccellente compositore: ricordiamo le celebri colonne sonore dei films ”Fighting Mad” di Jonathan Demme , “Hired Hand” di Peter Fonda, Pat Garret& Billy The Kid di Sam Peckinpah, con Bob Dylan nel cast. Langhorne, tuttavia, raggiunse l’apice del successo nel 1965, con Bringing It All Back Home, un capolavoro di “virtuosismi elettrici” che hanno consacrato Bruce nel limbo dei chitarristi maledetti del rock.

I have a dream

Bruce Langhorne nasce in Florida, da genitori afro- americani. In cerca di una propria identità, anche etnica, trova da subito, nella musica, la propria dimensione etica.Già in tenerissima età si cimenta nello studio del violino ma, a causa di un incidente che gli procura la perdita di tre dita della mano destra, decide di apprendere la tecnica di un altro strumento: la chitarra. Inizia da qui un lungo sodalizio con la discografia e con lo sperimentalismo didattico dei più svariati strumenti musicali. Musica come passione; musica come professione ma, soprattutto, come lotta sociale.
Corre l’anno 1963. Bruce e la folk singer Odetta si esibiscono sul palco allestito sul National Mall di Washington, nell’ avanspettacolo che precede il celebre discorso di Martin Luther King: “Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la loro persona contiene. Io ho un sogno oggi!”.
Lotta, coraggio, determinazione: la stessa forza che ha determinato il successo di un uomo, Bruce Langhorne che, con solo due dita nella mano destra, ha combattuto e trasformato il veleno dell’ingiustizia sociale in medicina di uguaglianza e libertà.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.