Mercedes e Dalai Lama: la censura cinese vince ancora

MERCEDES E DALAI LAMA: IL CASO – Un classico post commerciale postato su Instagram. La foto di una berlina della casa automobilistica tedesca con una bella frase impressa sopra: “Guarda alle situazioni da tutti i punti di vista, e diventerai più aperto”. Peccato che la citazione fosse del Dalai Lama e che il post non sia passato inosservato in Cina, creando un vero e proprio caso diplomatico-commerciale. Nonstante Instagram in Cina sia filtrato, il contenuto è riuscito ugualmente a passare, causando “sdegno” per una questione ancora molto sentita. La Mercedes si è affrettata a correre ai ripari, postando le sue scuse su uno dei suoi profili social cinesi. Pur senza citare mai la questione del Dalai Lama, si è scusata: “per l’informazione sbagliata” che “ha urtato i sentimenti del popolo cinese”. Concludendo con la promessa che l’azienda: “prenderà i provvedimenti necessari per diffondere, anche tra i propri dipendenti all’estero, una comprensione più profonda dei valori e della cultura cinese.” Un vero e proprio dietrofront, che le autorità cinesi si sono sbrigate a puntualizzare come non determinato da loro pressioni.

MERCEDES E DALAI LAMA: LA NUOVA POLITICA – “Il nostro impegno è rafforzare la comprensione per la tolleranza culturale”. Sono state queste la parole della portavoce del governo cinese rispetto alle presunte ingerenze nelle strategie commerciali delle aziende che intendono proporsi sul mercato cinese. Parole di facciata a parte, è chiaro che il mercato rappresentato dalla Cina è estremamente ambito e che le aziende sono disposte a scendere volentieri a compromessi per mantenere le loro quote di mercato e la popolarità dei loro brand. Pechino, dal canto suo, respinge al mittente ogni accusa di mancanza di rispetto nei confronti dei diritti umani, non ammettendo alcuna critica alla propria politica di gestione degli affari interni. Aumentano invece le pressioni verso governi e aziende straniere, facendo leva proprio sui ricchi interessi commerciali. Il tema del Tibet e del Dalai Lama, in questo senso, resta uno dei punti caldi della politica cinese. Un dirigente della Marriott, come riportato qualche tempo fa dall’agenzia di stampa Xinhua, avrebbe dichiarato che ogni dipendente scoperto a mettere “like” a post sulla questione tibetana, avrebbe quasi certamente perso il suo posto di lavoro. Una situazione dove interessi commerciali, politici e culturali si scontrano, e di cui il caso Mercedes e Dalai Lama è solo l’ultima frontiera.

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Mauro Zini

Coach di basket, aspirante giornalista sportivo, laureando in comunicazione pubblica e d'impresa, sarebbe fantastico saper fare almeno una di queste cose. Appassionato di libri, cinema e serie TV, praticamente un Nerd da quando non era di moda esserlo.