Nuovo lutto nel calcio, addio ad un altro grande allenatore

Un’ultima partita, la più lunga, la più difficile. Sette anni di lotta contro il cancro, passati con la stessa forza e determinazione che aveva in panchina. Si è spento così, a 71 anni, Emiliano Mondonico, storico allenatore del calcio italiano. Divenuto celebre negli anni per il suo carattere ribelle, sprezzante e genuino. Resta il ricordo del suo viscerale amore per i Beatles, tanto da sperare in un incontro tra la sua Atalanta ed il Liverpool. Resta il ricordo del gesto della sedia, alzata per protesta contro l’arbitro nella sera della finale di Coppa Uefa ad Amesterdam, mentre allenava il Torino. Resta il ricordo di un uomo che, ancora calciatore, si fece squalificare apposta per non perdere il concerto dei Rolling Stones a Milano. Mondonico era amatissimo, a Firenze gli hanno dedicato una via, a Torino, dopo la sua prima operazione, decine di tifosi granata si sono ritrovati sul campo Filadelfia alzando una sedia. L’operazione, contro quella che lui chiamava “la bestia“, ne ha condizionato gli ultimi anni di vita. Quattro operazioni, una massa tumorale di sei chili asportata, un rene, una parte di intestino. A chi gli chiedeva cosa fosse a dargli la forza di lottare rispondeva, semplicemente: “Il calcio mi dà la forza di per continuare la sfida”.

La carriera di Mondonico è stata lunga e costellata di grandi successi “di provincia”, una vita lontano dai fasti dei grandi club d’elite. Nel 1984 arriva la promozione in Serie A con la Cremonese, attesa da 54 anni. Nel 1988 ripete l’impresa con l’Atalanta, arrivando fino alle semifinali di Coppa Malines. Compie l’ennesimo capolavoro a Torino, arrivando terzo nel campionato 91-92 e perdendo la finale di Coppa Uefa con l’Ajax. Torna all’Atalanta, poi allena anche Napoli, Cosenza, la Fiorentina, l’Albinoleffe e infine il Novara. Ha abbandonato il calcio professionistico nel 2012, ma il calcio vero, quello, non lo ha mai lasciato. Allenava i ragazzi delle medie di Rivolta, gli ex alcolisti e gli ex tossicodipendenti, ha fatto il commentatore tv, ed era testimonial CSI. Un uomo di campo, d’altri tempi, un altro pezzo di storia calcistica che se ne va.

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Mauro Zini

Coach di basket, aspirante giornalista sportivo, laureando in comunicazione pubblica e d'impresa, sarebbe fantastico saper fare almeno una di queste cose. Appassionato di libri, cinema e serie TV, praticamente un Nerd da quando non era di moda esserlo.