L’Inter passa di mano e diventa cinese

E’ nato come un blitz, forse un fulmine a ciel sereno per molti tifosi dell’Inter, ma la società nerazzurra è passata di mano ed è diventata di proprietà cinese. Ieri sera l’attuale presidente Erick Thohir e Zhang Jindong, nuovo proprietario dell’Inter, hanno chiuso la trattativa che ha sancito il passaggio della maggioranza dell’Inter dall’imprenditore indonesiano a quello cinese. Una scelta strategica ed economicamente irrinunciabile che, tutti i tifosi, sperano possa portare solo benefici dal punto di vista sportivo.

Suning, colosso dell’elettronica e dell’e-commerce che fa capo all’imprenditore Zhang Jindong, diventa ufficialmente il nuovo proprietario dell’Inter con una quota del 68,55%. Thohir rimarrà per ora presidente con il 31% e l’ultimo 0,45% rimarrà nelle mani dei piccoli azionisti. Seguirà una fase di aggiustamento, dopo la quale, anche l’indonesiano uscirà di scena, cedendo le quote rimanenti al colosso cinese, che nel giro di pochi mesi diventerà a tutti gli effetti unico proprietario della società nerazzurra. In tutto questo c’è però una notizia che è un colpo al cuore per tutti i tifosi dell’Inter: l’uscita di scena di Massimo Moratti che cede il suo 29,5% e per la prima volta dal 1995 non comparirà più dentro la squadra del suo cuore. Un’uscita moralmente sofferta, ma economicamente inevitabile di fronte a una potenza come Suning che fattura 15,5 miliardi di euro all’anno e il cui co-fondatore Jindong rappresenta una solidità finanziaria assoluta.

Dopo l’annuncio sono anche arrivate le prime parole del neo proprietario Zhang Jindong: “Vogliamo riportare il club in alto e faremo una squadra più forte. Seguiremo la strada tracciata da Moratti con grandi campioni. Mi sento nerazzurro da quando sono venuto a San Siro: forza Inter!”. Parole di circostanza per un neofita del mondo del calcio ma che tutti i tifosi dell’Inter sperano possa portare nuova linfa e rinverdire i successi dei decenni morattiani.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.