Libia tragedia: 126 morti

Libia tragedia, 126 morti: è questo il bilancio delle vittime dell’ennesimo naufragio della disperazione. Nella notte tra giovedì e venerdì scorso un gommone, che navigava sulle acque della Libia, è stato sabotato dai soliti noti scafisti senza scrupoli. All’origine della tragedia il motore del catamarano sottratto dai trafficanti libici che, subito, si sono dileguati lasciando l’esile natante in balia delle onde del mare. Inutile l’intervento dei soccorritori. Unici superstiti quattro uomini, due sudanesi e due nigeriani, salvati da alcuni pescatori che si trovavano nelle vicinanze. Secondo quanto dichiarato dal portavoce dell’OIM (organizzazione nazionale per le migrazioni) Flavio Di Giacomo, a bordo del gommone c’erano 130 persone. Pare che i quattro superstiti siano stati rimessi a bordo di un altro catamarano di migranti che passava di lì e infine imbarcati, nuovamente, sulla nave Diciotti della Guardia Costiera che li ha condotti a Palermo.

Libia tragedia – Si riaccende nuovamente la querelle di un dibattito senza fine. Da una parte Austria e Ungheria che pongono l’accento su intransigenti misure di sicurezza, avallando la proposta di bloccare i profughi alla frontiera esterna europea e “riorganizzare i ritorni” in Libia. Dall’altra il ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel, che si oppone duramente al rimpatrio dei migranti libici, dichiara: ”hanno parlato solo i rappresentanti di Austria e Ungheria e io li ho contraddetti, assieme a molti altri” – e aggiunge – “in Libia in una situazione in cui non c’è uno Stato, dove sono i trafficanti ad avere il controllo dei rifugiati, dove avvengono stupri e massacri ogni giorno, non si può pensare di rimandare indietro la gente senza alcuna condizione di sicurezza. La prima cosa da fare è aiutare la Libia a tornare a essere uno Stato.” In merito a questa” emergenza” è intervenuta anche Federica Mogherini, alto rappresentante della politica europea, che ha sottolineato: “la guardia costiera ha recuperato e salvato oltre 16 mila migranti negli ultimi mesi, dopo l’addestramento e la consegna di imbarcazioni che abbiamo cominciato”. Intanto, nelle acque torride dei giochi di potere, il macabro spettacolo continua.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.