Latina, ladro in appartamento: avvocato spara e lo uccide

Latina: uccide il ladro. Un altro increscioso episodio di cronaca nera. Un nuovo caso che, dal pomeriggio di ieri, sta animando un acceso dibattito in merito al plateale “mea culpa” inflitto a Francesco Palumbo, avvocato 47enne originario di Latina, reo confesso di omicidio per “legittima difesa”. Un dramma che si è consumato all’interno del giardino, nella villa di proprietà della famiglia Palumbo. Pare, infatti, che intorno alle 17,00 di ieri, tre uomini si siano introdotti nell’abitazione ubicata in via Palermo incuranti dell’allarme che, nel giro di pochi secondi , non ha lasciato adito ad alcun dubbio: solo perplessità. “Che ci fai qui? Stiamo a rubare” – queste le parole con cui uno dei malviventi esordisce di fronte alla sagoma del malcapitato padrone di casa. “Ho visto uno dei ladri infilare la mano in tasca ed ho avuto paura, preso dal panico ho sparato molti colpi” – afferma Francesco Palumbo, autore del “delitto” ed ora accusato di omicidio colposo.

Latina: uccide il ladro – La polizia di Latina è accorsa subito sul luogo del delitto trovando la “vittima” riversa ai piedi della scala dell’abitazione. Si tratta di un uomo di 41anni, Domenico Bardi, originario di Napoli. Degli altri due malviventi nessuna traccia, pare si siano dileguati spaventati dai colpi dell’arma da fuoco. Una storia che non lascia spazio ad inutili convenevoli; un dramma che colpisce un’intera famiglia, rea di aver preservato la propria incolumità. In attesa dell’autopsia, fissata per mercoledì,  Francesco Palumbo sta passando in rassegna l’infinito iter burocratico che sembra quasi ignorare l’ipotesi di eventuali “riduzioni della pena”; secondo il medico legale della Procura di Latina, Tommaso Cipriani, Palumbo “avrebbe sparato da una distanza di una decina di metri verso l’uomo, colpendolo con due proiettili all’emitorace sinistro” e, cosa più grave, “la vittima sarebbe stata colpita alle spalle”. Nessun commento solo tanta, infinita tristezza.

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Annamaria Di Sibio

Passione e malinconia. Si, la vita è passione e malinconia; come l'estate e i rigidi inverni dell'anima, come la pioggia, con il suo triste e malinconico ticchettio, preludio alla primavera e poi l'estate, e ancora l'estate e l'eterna passione per la vita. Dura ma meravigliosa questa vita.Un dono inestimabile questa nostra esistenza: non siamo nati per sopravvivere, ma per vivere intensamente questo paradiso terrestre magicamente imperfetto che ci addestra leoni nella giungla d'asfalto della quotidianità. Cosa sarebbe la vita senza la malinconia? Che sapore avrebbe la felicità fine a se stessa, la gioia senza la soddisfazione del merito, della fatica, della sana competizione? Che sapore avrebbe una vita priva di coraggio, di lotta per la sopravvivenza e cosa sarebbe una vita senza ambizioni? Tristezza. Sarebbe insipida, inutile, sterile, frigida tristezza. Anche oggi la malinconia prende il sopravvento, mi lacera, mi incupisce, mi fa piangere. Io e la malinconia: amiche, compagne, sorelle. Abbiamo percorso lunghi sentieri, a volte tortuosi, a volte ripidi eppure siamo ancora qui, io e lei , a ridere delle paure del passato, a brindare alle vittorie ottenute, a benedire gli errori che ci hanno plasmato così come siamo adesso: vive, malinconicamente vive, magicamente noi, io e lei, la mia malinconia. La malinconia è donna, ne sono certa. Ha lunghi capelli nero corvino, proprio come i miei. Bussa ogni giorno alla mia porta per farmi compagnia, per ricordarmi che la fragilità è umana, che la tristezza e il dolore fanno parte della vita e che, senza di loro, non potrebbe esistere la felicità. Gioia e dolore: due facce della stessa medaglia, due modi di vivere e di pensare la vita. Si, la vita è ciò che pensiamo, è come la viviamo, è come la amiamo. La vita siamo noi. Questa sono io.