L’abbigliamento da softair per proteggersi dallo stress urbano

La giungla urbana

“Il mio nemico non ha divisa, ama le armi ma non le usa, nella fondina tiene le carte Visa, …”

Recita così un pezzo di qualche anno fa del cantautore romano Daniele Silvestri.

Sveglia all’alba, colazione in fretta, giacca e cravatta, scarpe strette, valigetta 24 ore e poi via di corsa a prendere la metropolitana, assieme ad altre centinaia di persone nelle stesse condizioni di sonno, stress, fretta e malumore. Oppure, peggio ancora, imbottigliato nel traffico delle ore di punta, con altri automobilisti che tentano di guadagnare posizioni da destra, non rispettano la precedenza e si attaccano al clacson come ad un’arma per punire o eliminare gli avversari. Per non parlare delle ore passate in ufficio, tra colleghi pronti a cogliere ogni minimo errore e capi ufficio con pretese assurde.

Forse la descrizione è esagerata, ma è indubbio che ognuno durante la settimana lavorativa, e non solo, vive momenti di stress più o meno intensi a seconda dei casi. E se periodicamente non si scarica lo stress, lo si accumula fino a che non si scoppia, con conseguenze pesanti per se stessi e per chi ci sta vicino.

La pratica del softair contro lo stress della città

Allora perché, per parafrasare Daniele Silvestri, non indossare veramente la divisa? Perché non levare la carta di credito dalla fondina, per metterci una “vera” pistola? Perché non levare le scarpe con la suola liscia e sostituirle con un bel paio di anfibi? Via la cravatta e zaino tattico in spalle!

No, non è un invito a partire per una guerriglia urbana o ad andare in Medio Oriente a combattere i terroristi del Califfo; e quello proposto non è un arsenale da guerra, ma un semplice abbigliamento da softair.

L’idea è infatti quella di praticare questa disciplina sempre più diffusa, che non ha bisogno di presentazioni. Non si contano le associazioni locali, federate a livello nazionale e diffuse ampiamente su tutto il territorio nazionale, che radunano attorno a sé migliaia di appassionati di armi, di tattica e di strategia militari e che vogliono mettersi alla prova sul terreno, senza però rischiare la vita e senza mettere a repentaglio l’incolumità degli avversari.

Come prepararsi per il softair?

Lo scopo del gioco è infatti quello di eliminare l’altro o di neutralizzarlo per raggiungere una serie di obiettivi intermedi, ognuno dei quali consente di guadagnare dei punti. La squadra che ottiene più punti, quella che raggiunge più obiettivi commettendo meno errori, sarà la vincitrice della sfida.

Nessuno si farà del male, soprattutto se tutti i partecipanti si saranno dotati del corretto abbigliamento da softair: gli occhiali, innanzitutto, in quanto la vista sarà l’unico organo ad essere esposto ad un rischio serio dai pallini di gomma sparati dalle armi ad aria compressa o a gas. E poi tutto quello che occorre per trascorrere diverse ore (per i più esperti e i più impavidi anche la notte) all’esterno, sdraiandosi a terra, strisciando per accerchiare l’avversario, restando immobili per dei lunghissimi minuti per non farsi reperire.

E poiché le competizioni si svolgono in qualsiasi stagione e a qualsiasi latitudine, bisognerà premunirsi di un abbigliamento da softair anche per i freddi più intensi e più umidi.

Il softair fa bene alla salute psico fisica del praticante

Gli aspetti positivi per la salute del proprio corpo sono innegabili: ma quali sono?

  • Diverse ore all’aria aperta: sin dalle prime ore del mattino, quando le squadre si ritrovano per le iscrizioni e per ricevere le direttive di gara, fino a sera o al giorno successivo al completamento della competizione, i partecipanti trascorrono tutto il tempo all’esterno. Per chi conduca già di per sé una vita bucolica, potrebbe essere un aspetto insignificante. Ma per coloro che abitano in città e che conducono una vita tutta “ufficio – bar – divano” il divario è importante. E il guadagno in termini di salute, notevole.
  • Il movimento: in alcune gare i concorrenti arrivano a percorrere oltre 60 km in meno di due giorni; e come se non bastasse, con lo zaino carico a spalle, caricatori, radiotrasmittenti, e, ovviamente, almeno un fucile e una o due pistole. Altro che un’ora di palestra con l’aria condizionata e in pieno centro.
  • Durante la gara di softair i partecipanti sono sottoposti ad una tensione continua: il timore di essere reperiti, il desiderio di raggiungere l’obiettivo, la fatica, la fame, il freddo, … Si tratta però di uno stress che si potrebbe definire “positivo”, in quanto finalizzato al superamento di un limite, quello personale, che difficilmente nella vita di tutti i giorni ci si trova di fronte; almeno non negli stessi termini. Si tratta di quel “superare se stessi” che gli orientali da secoli pongono alla base delle arti marziali, come mezzo che conduca ad una migliore conoscenza di se stessi, del proprio “spirito”.
  • Trovarsi in una situazione difficile, con due opzioni di fronte a sé e dover scegliere rapidamente, e magari da soli, quale sia l’unica buona e vincente, insegna inevitabilmente ad affrontare le difficoltà di tutti i giorni con più grinta, meno timore. Insegna, insomma, quel decisionismo che i management di impresa cercano di trasmettere ai loro dipendenti organizzando brain storming in ufficio e giornate in barca a vela al lago.
  • Inevitabilmente, lo spirito agonistico. Trovarsi con 4 amici per neutralizzare un’altra equipe insegna a condividere le difficoltà e a farsi squadra per ottenere il risultato.

Una molteplicità di studi scientifici ha dimostrato che un’attività sportiva è più che fondamentale per uno stato di salute psico-fisico della persona. In questo caso, allo sforzo fisico si aggiungono tattica e strategia, spirito di solidarietà e rapidità di decisione.

Insomma, come già dicevano gli antichi Romani, mens sana in corpore sano.

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Redazione