La “ripresina” c’è, ma l’occupazione stenta a ripartire: le figure professionali del futuro

Lo si dice a sottovoce, perché la paura di rimanere delusi è troppo forte, ma qualcosa si muove e la crisi economica, forse, sta rientrando. Si parla di “ripresina”, per sottolineare le difficoltà ancora presenti in ogni settore, ma la previsione è che il PIL possa crescere dell’1% nel 2017, come minimo. Niente di straordinario, sia chiaro, soprattutto rispetto alle percentuali che si prefiggono i nostri cugini europei, un 2% per la Germania e addirittura un 3% per la Spagna, ma è qualcosa che fa ben sperare.

La sensazione è che il fondo si sia toccato e che ora si debba affrontare la salita. La buona notizia, quindi, è che abbiamo smesso di franare verso lo sprofondo; quella cattiva è che abbiamo appena cominciato a rialzare la testa e c’è ancora tanta strada da fare. Del resto non dobbiamo scordarci che tra il 2008 e il 2013 il crollo del PIL è stato di 9 punti percentuali, con conseguente paralisi del settore dell’occupazione, crollata del 40%. Quindi teniamoci stretto il nostro 1%/1,3%, e proseguiamo.

Le esportazioni trainano la crescita, mentre il mercato interno ancora tentenna; stentano in modo particolari i consumi. Qualche segnale arriva, invece, dal settore immobiliare, non va male quello delle automobili, ripartono i mutui e l’edilizia riprende fiato. Calano, infine, anche le sofferenze del sistema bancario. E allora perché non ci lasciamo andare all’entusiasmo? Perché finché non riparte anche l’occupazione non possiamo dirci davvero fuori pericolo. Sinceramente qualche piccola avvisaglia positiva arriva anche da qui, ma è ancora troppo piccola per farne un dato su cui contare.

La prima buona notizia arriva dall’INPS, con la conferma che le domande di disoccupazione sono in graduale calo, la seconda è la conferma di una crescita del 2% del lavoro dipendente. Chi, invece, dimostra sofferenza è il lavoratore autonomo, che pare avere difficoltà ad adeguarsi a un mercato che richiede nuove figure professionali. La realtà, infatti, sembra descrivere una domanda lavorativa che richiede competenze tecnologico-digitali, flessibilità, creatività e propensione all’apprendimento che ancora sembrano mancare.

Le professioni del futuro sono, comunque, legate al mondo IT, un florido futuro potrebbero averlo i web analyst, gli esperti SEO e i web content specialist, per fare solo qualche esempio. Non bisogna, però, neanche sottovalutare l’occasione rappresentata dal nuovo settore del trading online, che consente a chiunque di occuparsi di investimenti e di mercati finanziari. Diventare trader, ovvero imparare a guadagnare con le opzioni binarie e con diversi strumenti online, permette di crearsi una professione da svolgere anche da casa in piena autonomia, utilizzando esclusivamente una connessione Internet e una piattaforma di trading online gratuita, da scegliere tra le numerose presenti sul Web. Attenzione, però, di non farsi attrarre dalle facili chimere, perché la professione del trader è difficile e complessa e richiede un’adeguata formazione, una sufficiente capacità di gestire l’ansia e anche una certa intuizione.

 

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Redazione