Kathmandu: ennesimo incidente aereo

Arriva da Kathmandu la notizia che ieri pomeriggio un aereo della US-Bangla Airlines si è schiantato in fase di atterraggio all’aeroporto Tribhuvan. L’aereo era un Bombardeer Dash 8 Q-400, di progettazione e fabbricazione canadese e poteva trasportare tra le 70 e le 78 persone. Secondo al portavoce dell’aeroporto nepalese il velivolo dopo aver toccato terra sulla pista di atterraggio avrebbe sbandato per poi schiantarsi in un campo di calcetto attiguo all’aeroporto. A bordo c’erano 67 passeggeri più 4 membri dell’equipaggio. Secondo la stampa locale almeno 50 persone sono state trovate morte, secondo il portavoce della polizia locale Manoj Neupane sarebbero 22 le persone estratte vive dall’aereo ma molte di queste sarebbero in gravi condizioni. Insomma i numeri sono abbastanza in accordo e questo nonostante la concitazione degli avvenimenti di ieri pomeriggio: c’è insomma la speranza che qualcuno si possa salvare da un’esperienza drammatica come un incidente aereo.

Ovviamente nulla si sa delle cause del disastro e se queste dipendono da problemi tecnici ci vorrà parecchio tempo prima di venirne a capo. Il Kathmandu Post ha intervistato (in ospedale) un sopravvissuto del sinistro, un agente di viaggi nepalese di nome Basanta Bohora il quale ha detto che dopo una prima fase di volo tranquillo l’aereo si stava comportando in modo strano nell’approccio all’aeroporto. Il responsabile della US-Bangla ha già accusato l’addetto radar del Tribhuvan di aver fatto casino. Mentre dal canto loro i responsabili dell’aeroporto affermano che l’aereo avrebbe impegnato la pista di atterraggio al contrario, cioè venendo dalla direzione opposta a quella assegnata. Ovviamente se si tratta di cose di questo genere le registrazioni della torre di controllo già possono dare agli inquirenti delle indicazioni chiare. Comunque assistiamo al primo ovvio rimpallo delle responsabilità, dato che nessuno si vuole accollare le conseguenze giuridiche dell’accaduto.

L’incidente riporta a galla i problemi dell’aviazione nepalese. Secondo gli standard di sicurezza europei le compagnie nepalesi sono non sicure e quindi non possono volare in Europa. Ma ancora più peculiare è la situazione dell’aeroporto di Kathmandu. Posizionato ad oltre 1300 metri sul livello del mare e circondato, soprattutto a nord, dalla catena montuosa dell’Himalaya, l’aeroporto ha un vero e proprio record di incidenti, soprattutto considerato il volume di traffico. Il clima variabile ed estremo dell’Himalaya insieme ad altri problemi sempre causati dalla presenza di rilievi montuosi ne fanno un approdo “emozionante” per i piloti, cui si deve aggiungere la mancanza dell’ILS, cioè il sistema di atterraggio strumentale. L’elenco degli incidenti è notevole, ed è quasi con cadenza biennale che al Tribhuvan si piangono morti per incidenti: nel 1992 (e non solo) gli incidenti furono ben 2 per un totale di 280 morti.

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Francesco Corrado